Elezioni israeliane, i partiti in corsa per la Knesset

Elezioni israeliane in arrivo, i principali partiti e le loro posizioni chiave.

Elettori israeliani in fila per votare, seggi della Knesset in gioco
Elettori israeliani in fila per votare, seggi della Knesset in gioco

Le elezioni parlamentari israeliane si avvicinano, con il 27 ottobre come data fissata per il voto. Sono 38 le formazioni registrate, ma solo 13 sono considerate in grado di conquistare almeno un seggio dei 120 della Knesset. Il Likud, guidato da Benjamin Netanyahu, rimane il partito più rappresentativo della destra nazional-conservatrice, ma i sondaggi lo attribuiscono a 20-21 seggi, insufficienti per governare senza il sostegno di altri gruppi. Al suo fianco si posiziona Yashar!, il partito centrista fondato da Gadi Eisenkot, che potrebbe ottenere 25 seggi e presentare un’alternativa al governo attuale. Tra i candidati in gara, Beyajad, nato dall’alleanza tra Naftali Bennett e Yair Lapid, si schiera contro Netanyahu e si propone come parte del blocco di opposizione. Altri partiti, come il sionismo religioso e Shas, mantengono posizioni tradizionali, mentre formazioni come Hadash-Taal e Raam cercano di rappresentare interessi diversi all’interno della società israeliana.

Il Likud e la sua posizione di leadership

Il Likud, guidato da Benjamin Netanyahu, rappresenta la destra nazional-conservatrice e si oppone alla creazione di uno Stato palestinese. I sondaggi lo attribuiscono a 20-21 seggi, ma per formare un governo stabile, il partito avrebbe bisogno del sostegno di altri gruppi, come quelli ultraortodossi e nazional-religiosi. Netanyahu, che ha guidato il paese per 19 anni, si presenta come candidato per un ulteriore mandato, ma la sua posizione non è senza critiche. Al suo fianco si posiziona Yashar!, un partito centrista che propone un governo sionista incentrato sulla sicurezza e sull’inchiesta indipendente sul 7 ottobre.

Yashar! e la sua sfida al Likud

Yashar!, fondato da Gadi Eisenkot, è diventato la principale rivale del Likud e potrebbe ottenere 25 seggi, il che lo renderebbe il primo partito della Knesset. Eisenkot propone un governo sionista incentrato sulla sicurezza, con un’inchiesta indipendente sul 7 ottobre e l’estensione del servizio militare obbligatorio anche agli ebrei ultraortodossi. Il partito si propone come alternativa al governo attuale, ma la sua capacità di formare un governo autonomo dipende dal sostegno di altri gruppi. Allo stesso tempo, Beyajad, nato dall’alleanza tra Naftali Bennett e Yair Lapid, si schiera contro Netanyahu e fa parte del blocco di opposizione, promettendo anche di dichiarare il Qatar uno Stato nemico.

Al di fuori del Likud e di Yashar!, altri partiti cercano di influenzare il risultato delle elezioni. Il sionismo religioso, guidato da Bezalel Smotrich, si schiera con Netanyahu e sostiene la piena sovranità israeliana sulla Cisgiordania. Shas, rappresentativo dell’elettorato ultraortodosso sefardita e mizrahi, chiede di preservare l’esenzione militare degli haredi. Hadash-Taal, che riunisce la sinistra arabo-ebraica e comunista, si propone come alternativa al “suprematismo” contro i palestinesi. Raam, un partito arabo conservatore, punta a risultati concreti come il contrasto alla criminalità nella minoranza araba israeliana. Altre formazioni, come Amcha Israel e I Riservisti e L’Economica, cercano di trovare spazi nei dibattiti politici.

Le elezioni israeliane rappresentano un momento cruciale per il paese, con il voto che potrebbe determinare il futuro del governo e delle politiche nazionali. I partiti in gara si distinguono per posizioni diverse, ma tutti cercano di ottenere il sostegno dei cittadini per formare un governo stabile. Il risultato finale dipenderà non solo dai sondaggi, ma anche dalle scelte e dai compromessi che i candidati saranno costretti a fare.

Il Likud si presenta con un’esperienza di 19 anni al governo.
Yashar! propone un governo sionista incentrato sulla sicurezza.