Lavitola e Ranucci: messaggi di pressione dopo la bomba
Lavitola e Ranucci scambiano messaggi di pressione dopo la bomba, inchiesta Antimafia in movimento.

Il giornalista Sigfrido Ranucci e il faccendiere Valter Lavitola hanno scambiato messaggi di pressione dopo la bomba che ha colpito il suo appartamento nel settembre 2026. I messaggi, resi noti dagli atti dell’inchiesta dei pm dell’Antimafia, mostrano l’insistenza del faccendiere per coinvolgere Ranucci nel suo business, in particolare per l’organizzazione di un incontro con Urban Vision. L’incontro, che si sarebbe dovuto svolgere dopo l’attentato, è stato sollecitato da Lavitola, il quale temeva che l’impegno di Ranucci post attentato ne avrebbe ostacolato la collaborazione. I messaggi, tra cui «Vediamoci, ti prego» e «Puoi prendertelo un caffè con loro, sono dei fan di Report», indicano un rapporto di vicinanza e di interesse reciproco, ma anche di pressione.
Pressioni e intermediazioni
La relazione tra Lavitola e Ranucci, descritta come «amico fraterno», ha visto il faccendiere rivolgersi a un legale per realizzare un’intermediazione con i Pulcini, imprenditori coinvolti nella compravendita del ristorante di Monteverde Vecchio. L’affare, purtroppo, non è andato in porto. Tuttavia, i messaggi tra i due indicano un’interazione costante, con Lavitola che si rivolge a Ranucci per sottoporgli quesiti sul suo business e per cercare di mantenere la sua collaborazione. «Puoi prendertelo un caffè con loro, sono dei fan di Report», scrive Lavitola all’amico, suggerendo un’interazione non solo professionale ma anche personale.
Un altro messaggio, in cui Lavitola chiede a Ranucci di incontrarlo per parlare di carbon credit, mostra l’interesse del faccendiere nel coinvolgere il giornalista nel suo business. «Vediamoci, ti prego», scrive Lavitola, indicando un’insistenza che potrebbe essere vista come una forma di pressione. I pm dell’Antimafia hanno reso noti questi messaggi come parte degli atti dell’inchiesta, che cercano di chiarire i rapporti tra i soggetti coinvolti.
Le dichiarazioni di Ranucci
Ranucci, attraverso i suoi social, ha smentito alcune versioni dei fatti, tra cui l’ipotesi che il suo cellulare fosse stato in cucina durante l’attentato. Ha chiarito che il telefono era nella tasca dei suoi jeans, smentendo l’idea di un coinvolgimento diretto nell’episodio. Inoltre, ha espresso la sua intenzione di agire in giudizio contro la Rai per la divulgazione di un documento coperto da segreto. «Rispetto alla Rai agirò in tutte le sedi per la divulgazione di un documento coperto da segreto», ha dichiarato, mostrando una posizione chiara e determinata.
La situazione è ulteriormente complessa grazie alle dichiarazioni di Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola, che ha riferito ai magistrati che Ranucci e Lavitola non avevano con loro i telefoni durante l’incontro. Questa versione, però, è stata smentita da Ranucci, che ha sottolineato l’assenza di prove concrete. Gli inquirenti, in attesa di ulteriori chiarimenti, continuano a valutare le informazioni fornite da Potenza e da altri personaggi coinvolti, come i legali e i collaboratori di Lavitola.
La relazione tra Lavitola e Ranucci, sebbene descritta come «amico fraterno», ha suscitato molte domande. I pm dell’Antimafia hanno già sentito Ranucci come persona informata sui fatti, ma l’ex conduttore ha rifiutato le accuse di aver fornito informazioni a Lavitola, sostenendo che non ha mai ottenuto vantaggi dagli affari del faccendiere. «Non ho mai ottenuto vantaggi dagli affari di Valter, e lui non ha mai influenzato la trasmissione», ha dichiarato Ranucci, sottolineando la sua posizione di distanza. L’inchiesta procede a ritmo serrato, con i magistrati che valutano le prove e le dichiarazioni, cercando di chiarire i rapporti tra i diversi soggetti coinvolti. La situazione rimane complessa e le dichiarazioni di tutti i soggetti coinvolti continuano a essere oggetto di analisi e verifica. La verità, per ora, resta avvolta nel mistero, ma l’inchiesta non si ferma.
