L’Ice si avvicina alle urne: tensione e violenza crescono
Tensione cresce intorno alle elezioni midterm per l’attività dell’Ice, con episodi di violenza e reclutamenti improvvisati.

Un funzionario con diciassette anni di servizio nell’Ice ha depositato un esposto interno, rivelato dal New York Times, nel quale denuncia che l’agenzia ha offerto contratti a candidati non ancora sottoposti a controlli di base. L’episodio si colloca in un contesto di crescente tensione, con una serie di violenze e abusi segnalati negli ultimi mesi. Il 3 settembre, agenti dell’Ice si sono appostati nel quartiere di Taskers Chance, a Frederick, in Maryland, per stanare un uomo scappato da un controllo stradale. L’operazione, durata quaranta ore, ha alimentato la sensazione di un’occupazione militare tra i residenti. La tensione si è esplosa quando un gruppo di manifestanti ha formato una catena umana davanti alla casa sorvegliata, e gli agenti hanno caricato, spintonato e colpito con i manganelli chi era a terra. I video mostrano un manifestante selvaggiamente percosso, mentre testimoni riferiscono minacce agli abitanti. Alcuni feriti sono stati ricoverati.
La crescente violenza si accompagna a un reclutamento di massa. Dopo uno stanziamento di 75 miliardi di dollari approvato dal Congresso per finanziare la stretta sui migranti, l’Ice ha annunciato di aver assunto oltre 12mila persone in meno di un anno, abbassando persino l’età minima per alcune posizioni da 21 a 18 anni. Il risultato, secondo la denuncia del whistleblower, è stata la corsa a riempire le caselle piuttosto che a selezionare personale idoneo. Le conseguenze si vedono sul campo: nei mesi scorsi diversi cittadini americani sono morti in sparatorie che coinvolgevano agenti appena assunti senza esperienza, incluso un episodio nel Maine in cui la vittima è stata uccisa davanti alla figlia di tre anni.
Impatto economico e paura diffusa
Una ricerca dell’università dell’Illinois, basata su dati di localizzazione dei cellulari, ha misurato l’effetto delle retate del 2025 sull’economia della città. La stima è che siano stati bruciati oltre 1,26 miliardi fra vendite al dettaglio, ristorazione e gettito fiscale locale, con un calo del 9 per cento nelle visite ai negozi e del 10 per cento in quelle ai ristoranti, protratto per un anno intero e senza segnali di ripresa. Non è solo la comunità immigrata a essersi ritirata dalla vita pubblica in alcuni quartieri, ma l’intera zona, segno che la paura si propaga oltre le comunità di chi rischia di essere arrestato.
La Casa Bianca smentisce le statistiche dell’Ice. L’amministrazione rivendica l’efficacia della linea dura e sostiene che quasi il 70 per cento degli arrestati ha precedenti penali. Le stesse statistiche dell’Ice smentiscono l’amministrazione e dicono che circa il 70 per cento di chi si trova oggi in un centro di detenzione non ha alcuna condanna penale alle spalle. Il numero di persone detenute ha intanto raggiunto un record storico. E con le elezioni di metà mandato in avvicinamento, la partita si sposta anche sul terreno del voto.
La minaccia alle urne
Il 1° settembre il segretario per la Sicurezza nazionale, Markwayne Mullin, ha dichiarato che l’Ice non pattuglierà sistematicamente i seggi, ma potrà entrarvi in circostanze particolari. È bastata questa dichiarazione perché la città di Denver presentasse un esposto federale per bloccare preventivamente la presenza di agenti armati ai seggi durante le elezioni del 3 novembre. Il ricorso si appoggia a un’antica legge che vieta la presenza di uomini armati alle urne, salvo il caso di respingere nemici degli Stati Uniti. Gli attivisti sostengono che la sola possibilità di incontrare agenti federali scoraggerà l’affluenza, in particolare tra elettori ispanici, e già si parla di soppressione del voto attraverso la minaccia.
Denver ha già iniziato ad addestrare il personale dei seggi a riconoscere gli agenti federali, una misura resa necessaria dal sospetto che l’amministrazione possa convertire per l’occasione l’Ice in una specie di polizia elettorale. L’incarico arriva in un momento di aperta frizione fra la Casa Bianca e la gerarchia cattolica americana, e lo stesso papa Leone XIV non ha lesinato critiche sul tema migratorio.
