Maria Elvia Conti, l’ostetrica che diede la vita a 2.500 bambini, muore a 110 anni

Maria Elvia Conti, l’ostetrica che diede la vita a 2.500 bambini, muore a 110 anni.

Maria Elvia Conti, l’ostetrica che diede la vita a circa 2.500 bambini, è morta a 110 anni. Nata nel 1916 a Calamandrana Alta, la supercentenaria ha vissuto una vita intensa e dedicata al lavoro. Conosciuta come “mamma delle mamme”, ha svolto il suo lavoro come levatrice in un periodo in cui le ostetriche erano spesso in movimento, a piedi o in bicicletta, per raggiungere le donne in travaglio. Il suo lavoro non aveva orari, e quando qualcuno la chiamava, si partiva immediatamente.

Una vita dedicata alle nascite

La sua carriera iniziò a 18 anni, quando si iscrisse alla Scuola di Ostetricia di Torino. Dopo tre anni di studio, si diplomò a 21 anni, il 21 giugno 1937. Lo stesso anno, il 25 agosto, fece nascere il suo primo bambino. Il lavoro le fu subito difficile: durante la guerra, si nascosero per un periodo a Isola, dove nacque la sua prima figlia, Luciana. La guerra non fermò il suo impegno: una notte di nebbia, a Isola Alta, si trovò davanti al comando dei partigiani, ma fu riconosciuta e lasciata passare per la sua professione. Le sue mani erano il suo strumento principale. Gli strumenti erano pochi: olio di canfora, guanti, laccio emostatico, stetoscopio, alcol per sterilizzare bacinelle e attrezzi. «Tutto il resto lo facevano le mani», ricordava con orgoglio.

Un lavoro di dedizione e rispetto

Con il marito Giuseppe, che sarebbe diventato suo marito, si trasferì a Isola, dove si occupò anche di una famiglia ebrea nascosta. Aiutò a registrare la nascita del loro secondo bambino con un cognome diverso, per evitare che venisse scoperta la loro identità. Nel 1949 vinse il concorso per la condotta di Asti, che comprendeva territori come Borgo Tanaro, il Torrazzo, San Marzanotto, Trincere e le zone vicine. Con il marito comprò un terreno in corso Savona e costruì una casa. Per tutti diventò la madamin Conti.

Prima la bicicletta, poi il motorino. Nel 1954 prese la patente e arrivò la Fiat 600, che per un’ostetrica sempre in viaggio significava davvero un’altra vita. Non tenne mai il conto esatto delle nascite, ma stimava fossero circa 2.500. Il primo parto a Calamandrana nel 1937, l’ultimo quando aveva già 78 anni, in una clinica privata di Asti. La sua dedizione fu un’emozione per chi la conosceva. In mezzo ci furono anche i nipoti Silvia e Andrea: farli nascere, raccontava, era stata una delle emozioni più grandi della sua vita. A una giovane ostetrica consigliava di «essere come la mamma delle mamme».