Scomparsi, il limbo dei dispersi in guerra
In Russia, le famiglie dei soldati dispersi in Ucraina chiedono verità e risarcimenti, mentre il governo cerca di gestire la situazione con un registro non accessibile.

La guerra in Ucraina ha lasciato dietro di sé un’immensa nebbia di incertezze, in cui si muovono i soldati dispersi e le loro famiglie, che attendono notizie, risarcimenti e una verità che sembra sempre più lontana. È il caso di Elena Pisakina, madre di Roman Artamonov, un ragazzo diciannove anni che ha lasciato casa per il servizio di leva in Transbajkalia e, dopo due mesi, ha firmato un contratto con l’esercito russo. Dopo quattro mesi di addestramento, Roman è stato inviato in missione vicino a Iskra, nel Donetsk occupato, ma da allora non ha più dato notizie. Passano le settimane, i messaggi non arrivano, e la famiglia si trova in un limbo tra l’attesa e l’incertezza. È in questo contesto che nasce il movimento Bezvestny Polk, il Reggimento degli scomparsi, un gruppo di famiglie russe che, come Pisakina, si sono raccolte in un dolore sospeso tra la sorte insaputa dei propri cari e l’inefficienza delle istituzioni.
Un registro non accessibile
Il ministero della Difesa ha cercato di rispondere al crescente scontento tra i cittadini, istituendo nel 2025 il Centro principale di coordinamento, il Gkc, incaricato di supervisionare le ricerche dei soldati dispersi in Ucraina e raccogliere le informazioni in un database. Tuttavia, il registro digitale esiste solo su carta, senza sito, telefono o indirizzo email. Il presidente Putin ha definito il nuovo sistema un successo, con un calo del 50 per cento delle persone ricercate. Ma le percentuali sono difficili da verificare, poiché mancano i valori assoluti e i dati non sono pubblici. Per le famiglie, invece, il problema non è solo trovare i dispersi, ma anche capire lo status con cui vengono registrati, poiché dipende da questo la paga, le indennità e i risarcimenti.
Lo status di fuga e le accuse
Il sistema di classificazione dei dispersi è complesso e spesso ambiguo. Il primo status, “disperso”, è temporaneo e permette alla famiglia di ricevere la paga del militare per sei mesi. In una seconda fase, il tribunale può dichiarare il soldato “caduto in guerra”, con conseguenze significative per i parenti. La terza classificazione, “assenza senza autorizzazione” (Soch), è la più dibattuta: in questo caso, il soldato non è più considerato un uomo da ritrovare, ma un presunto disertore, e la famiglia perde sia la paga che il diritto al risarcimento. In uno su cinque casi, i parenti affermano di aver saputo dai commilitoni che il loro caro era morto in battaglia, mentre i registri lo indicavano come fuggito. Per il movimento Bezvestny Polk, questa classificazione potrebbe essere un modo per evitare i risarcimenti o per coprire le perdite subite sul fronte.
Le famiglie, però, non si arrendono. Con il supporto di Bezvestny Polk, hanno iniziato a presentare ricorsi al governo russo, raccogliendo nomi, fotografie e luoghi in cui i soldati dispersi sono stati visti per l’ultima volta. Su Telegram, il movimento ha visto una crescita rapida: in pochi mesi, oltre novemila persone si sono rivolte alla rete, alimentando un registro pubblico online che raccoglie 5.464 storie di soldati russi ancora dispersi. Un archivio civile costruito dal basso, indipendente dalle informazioni governative e che pare risulti particolarmente scomodo al Cremlino.
Un pungente richiamo alla patria
Bezvestny Polk non nasce dallo scontento verso il Cremlino né contesta la guerra in Ucraina. Al contrario, invoca la collaborazione di partiti e istituzioni in nome dell’amore per la Russia. Non chiede il ritiro dei soldati, ma pretende che siano rispettati come “difensori della patria”, secondo la formula usata nei comunicati istituzionali. Il movimento riecheggia il Bessmertny Polk, il Reggimento immortale dei caduti sovietici celebrato il 9 maggio, nelle cui file il Cremlino ha promesso di accogliere anche i morti in Ucraina. Un pungente richiamo alla liturgia patriottica, che si ritorce contro il potere stesso mentre gli eroi promessi alla memoria sono quegli stessi uomini, di cui le famiglie non hanno più notizie.
