Israele in bilico tra festività e elezioni in un contesto di guerra
Israele affronta le festività e le elezioni in un contesto di guerra, con tensioni interne e internazionali.
Un Paese diviso tra guerra e festività
Israele si prepara a entrare in un periodo di festività, ma il contesto in cui lo fa è segnato da una guerra che dura da quasi tre anni, la più lunga mai combattuta dall’indipendenza. La nazione ebraica celebra l’arrivo dell’anno 5787, un momento sacro per i suoi cittadini, mentre si avvicina il terzo anniversario del massacro di Hamas del 7 ottobre e le elezioni del 27 ottobre. La situazione è estremamente complessa, con il Paese diviso tra tensioni interne, difficoltà con gli alleati e un’immagine internazionale non invidiabile. I fronti aperti non sono ancora stati chiusi e restano in una impasse profonda, con un costo pesante per le forze armate e conseguenze per la politica interna.
Conflitti regionali e tensioni internazionali
In Gaza, il cessate il fuoco dello scorso ottobre ha permesso il ritorno degli ultimi ostaggi, ma le truppe si sono attestate lungo la Linea Gialla, che comprende il 60% della Striscia. I bombardamenti e combattimenti sono terminati, ma i militari conducono quotidianamente raid mirati contro Hamas, con un costo anche per i civili. In Libano, il cessate il fuoco e l’apertura di negoziati diretti con Beirut non hanno fermato le operazioni dell’Idf, che continua a compiere raid quotidiani contro Hezbollah, insieme alla demolizione di case. Il piano di pace promosso da Donald Trump langue, senza concretizzazioni significative. In Siria, preoccupa l’attivismo della Turchia di Recep Tayyip Erdogan, a cui Israele ha lanciato avvertimenti, corredati da raid.
Intanto, la campagna elettorale procede senza sosta, con tour tra i militari a Gaza e in Siria di membri del governo e visite nei mercati delle principali città. La campagna è segnata da un’attenzione all’economia, che gioca un ruolo chiave nel voto. Il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ribadito che non ci sarà ritiro delle truppe finché non sarà eliminata la minaccia per lo Stato ebraico. La presentazione di 38 liste ufficiali di candidati non lascia presagire un futuro chiaro.
In Yemen, i ribelli filo-iraniani Houthi hanno lanciato una vasta offensiva per prendere il controllo di Bab el-Mandeb, colpendo anche in territorio saudita. La pressione economica di Washington sta mettendo a dura prova il regime di Teheran e il cruciale Stretto di Hormuz resta un nodo da sciogliere. Non stupisce quindi che il capo di Stato maggiore Eyal Zamir abbia lanciato una vasta esercitazione a sorpresa per testare la reattività delle truppe in Cisgiordania. La situazione è estremamente delicata, con il Paese che si prepara a un momento di celebrazione in un contesto di guerra e incertezza.
La campagna elettorale si svolge in un contesto di guerra permanente, con il Paese diviso e polarizzato come mai prima d’ora. Le elezioni del 27 ottobre rappresentano un appuntamento cruciale, al quale Israele si presenta con tensioni interne e difficoltà con gli alleati. La politica interna e l’immagine internazionale del Paese sono in forte declino. La guerra, che dura da quasi tre anni, ha lasciato un impatto profondo sulle forze armate e sulla società civile, con conseguenze che si fanno sentire anche durante i periodi di celebrazione.
