Spin Time, un modello di welfare di comunità: come le case popolari possono diventare luoghi di inclusione
Spin Time, un modello di welfare di comunità: come le case popolari possono diventare luoghi di inclusione e socialità

Spin Time, un’esperienza di vita in un complesso di case popolari a Roma, ha messo in luce come il concetto di abitare possa andare oltre il semplice tetto sopra la testa. Dopo un mese di sgombero de facto, in cui quasi 400 persone, tra cui anziani, bambini e bambine, hanno dormito in strada, la comunità ha trovato una soluzione temporanea. Tuttavia, il ritorno nell’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme, all’Esquilino, rimane la priorità per gli abitanti. La vicenda romana ha aperto riflessioni su come le case popolari possano diventare luoghi di inclusione, socialità e welfare di comunità, non solo di alloggio.
Un modello di welfare di comunità
Spin Time ha dimostrato che abitare non significa semplicemente avere un tetto, ma costruire un contesto sociale e culturale in cui si vive. La comunità ha creato spazi condivisi, come cucine, bagni e aree comuni, ma soprattutto ha sviluppato attività di socialità, come il doposcuola per i ragazzi, momenti di incontro per le persone anziane e laboratori artigianali. Questo modello ha reso le case popolari luoghi di vita attiva, dove si costruiscono percorsi di emancipazione e si promuove l’inclusione.
La vera mixité non si fa cambiando il mix sociale, ma aprendo gli spazi al quartiere.
La capacità di attivisti e abitanti di supportarsi e gestire la quotidianità, ognuno con il proprio ruolo e il proprio turno – nel rispetto del lavoro, della cultura e delle abitudini di ognuno – è un elemento chiave per il successo di un’esperienza simile. Non si tratta, ovviamente, di copiare Spin Time in tutto e per tutto; l’osteria può essere un bar o uno spazio per i gruppi di acquisto o un luogo per i gruppi di lettura o il lavoro a maglia; la falegnameria un laboratorio artigianale o un deposito per gli attrezzi; e il tetto la collocazione perfetta per pannelli fotovoltaici necessari a creare comunità energetiche aperte al quartiere.
La sfida per le amministrazioni locali
La questione del diritto all’abitare è al centro delle riflessioni su Spin Time. Il Comune di Roma, che deve dare una casa a Spin Time non solo alle persone che lo abitavano, ha la possibilità di aprire un dibattito su come gestire le case popolari in modo diverso. Non si tratta di copiare Spin Time in tutto e per tutto, ma di ispirarsi a un modello in cui gli abitanti sono protagonisti, non solo utenti. L’esperienza ha mostrato che la gestione partecipata e la condivisione di spazi possono creare comunità solidali, dove si vive con dignità e inclusione.
Le amministrazioni locali, in particolare quelle che si preparano alle elezioni, devono considerare come trasformare le case popolari da luoghi di povertà in spazi culturali, economici e sociali vivi. La sfida non è solo economica, ma anche culturale: cambiare la mentalità di chi gestisce le case popolari, rendendole luoghi in cui si vive insieme, con rispetto e solidarietà. Sono tante le città che vanno al voto nella prossima primavera, e Milano è forse quella dove la questione abitativa morde più che altrove. Chissà che tra le idee per la città non ci sia quella di trasformare le case popolari, l’idea stessa di abitare pubblico, guardando a Spin Time. La capacità di attivisti e abitanti di supportarsi e gestire la quotidianità, rispettando le abitudini e le culture di ognuno, è un elemento chiave per il successo di un’esperienza simile.
La vera mixité non si costruisce sottraendo abitazioni ai ceti più fragili, ma aprendo gli spazi delle case popolari al quartiere. Questo significa creare luoghi in cui si vive insieme, condividendo spazi e risorse, e dove si costruisce una comunità solidale. Spin Time ha lasciato un’eredità importante: il diritto all’abitare non è solo un tetto, ma un contesto in cui si vive con dignità, inclusione e socialità.
