L’educazione come strumento di inclusione
Iniziative di doposcuola popolari in Italia cercano di contrastare la dispersione scolastica con metodi innovativi e inclusivi.

A Pescarola, nella periferia nord-ovest di Bologna, si svolge un’esperienza di apprendimento alternativa grazie al doposcuola popolare Offside. L’obiettivo è contrastare la dispersione scolastica, un fenomeno che colpisce soprattutto i ragazzi in contesti socio-economici svantaggiati. L’edificio, sede di El Chentro Sociale, un’occupazione sociale intitolata a Ernesto Che Guevara, ospita attività di studio, ascolto e relazioni stabili, con un’attenzione particolare alle famiglie di origine migrante e ai figli di genitori operai o casalinghi. Gli studenti, tra i 11 e i 17 anni, trovano supporto non solo per i compiti, ma anche per la loro autonomia e il loro sviluppo emotivo.
Un modello di educazione inclusiva
Il doposcuola Offside si basa su un approccio pedagogico che privilegia l’interazione e la collaborazione tra educatori e studenti. «Per combattere la dispersione scolastica il primo passo è cambiare la scuola e il modo in cui vengono visti i bambini e gli adolescenti», spiega Adriano, educatore del doposcuola. L’idea è di creare un ambiente in cui l’apprendimento non è visto come un’obbligazione, ma come un processo di crescita personale e sociale. Gli studenti, che hanno un’età media compresa tra gli 11 e i 17 anni, trovano supporto non solo per i compiti, ma anche per la loro autonomia e il loro sviluppo emotivo.
«Tutti i libri che sono qui ci sono stati per lo più donati», spiega Adriano. L’organizzazione si basa su una rete di volontari, educatori e famiglie, che si impegnano a garantire l’accesso all’istruzione a tutti i ragazzi, indipendentemente dal loro background. «Possiamo essere facilitatori di questo processo», conclude Alice, attivista dell’Offside, «ma da soli non bastiamo». L’esperienza si arricchisce di iniziative come il 5×1000 e festival locali, che permettono di raccogliere fondi per l’acquisto di materiale didattico.
Un’esperienza di mutualismo sociale
Il doposcuola popolare si distingue per la sua natura non profit e la sua capacità di coinvolgere la comunità. L’esperienza si svolge in un ambiente informale, dove i ragazzi possono studiare, ricevere supporto e costruire relazioni stabili. «Il compito dei doposcuola non è quello di combattere la dispersione scolastica, ma quello di farsi promotori di un modello che possa arginare il fenomeno», conclude Alice. L’esperienza di Pescarola, con la sua combinazione di volontariato, educazione e inclusione, rappresenta una risposta concreta a una sfida complessa, ma non insormontabile.
La dispersione scolastica, un fenomeno in aumento, colpisce soprattutto i ragazzi che provengono da contesti svantaggiati. Secondo l’Istat, nel 2024/2025 il 12,3 per cento degli studenti del terzo anno della secondaria di primo grado è a rischio di “dispersione implicita”. Questo fenomeno, che riguarda soprattutto i maschi, i figli di immigrati e i nati in famiglie svantaggiate, richiede interventi mirati e strutturati. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha stanziato circa 1,5 miliardi di euro per contrastare l’abbandono scolastico, investendo in tutoraggio, orientamento e attività extrascolastiche. Tuttavia, i progetti devono essere attuati con efficacia e coinvolgimento delle comunità locali.
Il doposcuola Offside, come altri simili in Italia, rappresenta un esempio concreto di come l’educazione possa diventare un strumento di inclusione. Lavorando in sinergia con i servizi educativi e le famiglie, il centro cerca di offrire un supporto personalizzato, che tenga conto delle specificità di ogni studente. «Possiamo essere facilitatori di questo processo», conclude Alice, «ma da soli non bastiamo». L’esperienza di Pescarola, con la sua combinazione di volontariato, educazione e inclusione, rappresenta una risposta concreta a una sfida complessa, ma non insormontabile.
