Torture sui minori stranieri a Casal del Marmo: una responsabilità istituzionale e politica
Torture su minori stranieri a Casal del Marmo: responsabilità istituzionale e politica

Il 31 agosto 2026, Antigone, organizzazione che difende i diritti dei minori, ha lanciato un allarme su una serie di torture subite da ragazzini stranieri in carcere minorile a Casal del Marmo. L’episodio risale al luglio 2025, quando l’organizzazione ha inviato un esposto alla Procura di Roma. Ora Antigone si costituirà parte civile nel procedimento penale, sperando che anche il governo, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza e il sindaco di Roma si uniscano a questa azione. Dieci agenti sono accusati di tortura nei confronti di dodici minori stranieri, tra cui alcuni non accompagnati. La situazione ha suscitato preoccupazioni su una cultura della pena che, a partire dalle riforme introdotte dal governo Meloni, ha trasformato la giustizia minorile in un sistema carcerocentrico e repressivo.
Una cultura della pena che ha trasformato la giustizia minorile
La vicenda di Casal del Marmo non è solo un caso isolato, ma rappresenta un sintomo di un problema più profondo. La cultura della pena, che ha visto un incremento del carcere come forma di punizione, ha portato a una situazione in cui i minori, spesso già provati da esperienze traumatiche, vengono trattati in modo inumano. I dati raccolti da Antigone e da altri esperti mostrano come la giustizia minorile sia diventata un sistema in cui la repressione e la vendetta prevale sul recupero e la protezione. Questo modello ha portato a una serie di violazioni dei diritti dei minori, tra cui torture fisiche e psicologiche, spesso commesse da agenti che si sentono legittimati a usare la forza in nome della legalità.
La giustizia minorile non può più essere gestita con metodi repressivi e carcerocentrici.
Un sistema in crisi e una richiesta di riforma
La partecipazione di circa 500 esperti, tra magistrati minorili, avvocati, operatori sociali e ricercatori, agli Stati Generali della Giustizia Minorile promossi da Antigone e da altre organizzazioni, ha messo in luce la necessità di una riforma radicale. Questi esperti hanno sottolineato come la giustizia minorile non possa più essere gestita con metodi repressivi e carcerocentrici, ma debba tornare a un modello che privilegi la protezione, l’educazione e la reintegrazione. La situazione di Casal del Marmo, che segue quella relativa all’Ipm Beccaria di Milano, ha dimostrato come il sistema non sia in grado di garantire i diritti dei minori, specialmente quelli stranieri, che spesso sono i più vulnerabili.
La responsabilità politica e istituzionale per questa situazione non può essere ignorata.
La richiesta di intervento non riguarda solo le condizioni di lavoro degli operatori, ma anche una profonda revisione della cultura che guida la giustizia minorile. Il governo, i garanti e le autorità locali devono prendere posizione e agire per garantire la dignità dei minori. La retorica che cerca di distogliere l’attenzione dai veri problemi del paese, come le strette illiberali e la crisi sociale, non può più essere utilizzata per giustificare un sistema che non rispetta i diritti umani. La giustizia minorile deve tornare a essere un sistema che protegga, non un sistema che punisca.
La partecipazione degli esperti agli Stati Generali ha rappresentato un passo importante verso una riforma della giustizia minorile. I risultati di questa iniziativa saranno presentati il 26 novembre a Roma, con l’obiettivo di diventare una prospettiva di governo. La situazione di Casal del Marmo ha dimostrato che non si può più rimandare una revisione del sistema. La giustizia minorile deve tornare a essere un sistema che rispetti i diritti dei minori, che li protegga e che li aiuti a reintegrarsi nella società. La responsabilità di questa riforma non può essere delegata, ma deve essere presa da chi ha il potere di cambiare le regole.
