Formazione e mobilità: un nuovo modello per coniugare sviluppo e lavoro tra Africa ed Europa

Un nuovo approccio alla mobilità tra Africa ed Europa si basa sulla formazione e sulla collaborazione tra istituzioni e organizzazioni locali.

Incontro tra esperti e organizzazioni per promuovere la formazione come strumento di mobilità tra Africa ed Europa
Incontro tra esperti e organizzazioni per promuovere la formazione come strumento di mobilità tra Africa ed Europa

La formazione emerge come chiave per un nuovo approccio alla mobilità tra Africa ed Europa, trasformando un fenomeno spesso visto come emergenza in un’opportunità di sviluppo condiviso. L’incontro “Formazione senza frontiere. Europa e Africa, competenze in movimento”, organizzato al Meeting di Rimini in collaborazione con il Vis, ha messo al centro il ruolo della formazione professionale e delle competenze tecniche e soft skills come strumento per costruire percorsi di mobilità regolari e qualificati. L’obiettivo è offrire ai giovani un’alternativa al lavoro informale e illegale, garantendo loro la libertà di scegliere se partire o costruire il proprio futuro nella propria terra.

Formazione come ponte tra due continenti

Il modello sviluppato dai Salesiani di Don Bosco e dal Vis si basa sulla formazione professionale nei Paesi d’origine e sulla costruzione di percorsi di mobilità regolari che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro europeo. Questo approccio, sottolineato da Ivan Toscano, Senior Program Manager del Vis, non si limita a creare opportunità di lavoro, ma include competenze tecniche e soft skills, generando benefici sia per i Paesi di provenienza che per le imprese italiane. La formazione diventa così il punto d’incontro tra dignità della persona, sviluppo africano e necessità produttive europee.

Dall’esperienza concreta delle scuole salesiane in Egitto, Alejandro José León Mendoza ha mostrato come la formazione tecnica possa diventare un ponte reale tra i due continenti. Preparare i giovani nel loro territorio significa offrire loro competenze spendibili localmente e, quando scelgono di partire, costruire una mobilità accompagnata, qualificata e regolare. Questo modello si basa su una collaborazione tra istituzioni e organizzazioni locali, che permette di creare percorsi di lavoro legale e sostenibile.

Un’emergenza demografica e un’opportunità di crescita

L’Europa, che registra una popolazione sempre più anziana e un calo delle nascite, perde ogni anno circa un milione di persone in età lavorativa. Questo crea una pressione sul mercato del lavoro, che richiede competenze sempre più specifiche e qualificate. Per questo, il modello salesiano rappresenta una risposta concreta, come ha sottolineato Mario Nava, direttore generale della Dg Empl della Commissione europea. La vera possibilità di successo sta proprio in un lavoro molto attento tra l’offerta e la domanda di lavoro.

La collaborazione tra il mondo salesiano e il Vis si basa su una rete già radicata nei territori africani, con la presenza di Salesiani in circa 130 Paesi. Elio Cesari ha ricordato che “l’investimento ordinario e non straordinario nel talento e nell’educazione è al centro” della missione dei Salesiani. Questo modello, che si basa su una formazione professionale e su percorsi di mobilità regolari, si inserisce nella visione del Piano Mattei, che punta a superare una cooperazione puramente assistenzialistica attraverso formazione e lavoro qualificato.

Cecilia Coccia ha illustrato l’esperienza del Centro internazionale per lo sviluppo delle politiche migratorie (Icmpd) nel campo della migrazione lavorativa, con circa 50 milioni di euro di finanziamenti europei distribuiti su 25 progetti. Questi progetti mirano a costruire reti capaci di mettere insieme istituzioni, sistemi dei visti, società civile e datori di lavoro, creando un ambiente favorevole alla mobilità legale e al lavoro qualificato. La formazione, quindi, non è solo un investimento per i giovani, ma un’opportunità per l’Europa di trovare nuove risorse umane e per l’Africa di svilupparsi in modo sostenibile.