L’ex di Lavitola e l’accusa sui soldi per Ranucci, il «favore di Sigfrido a Valter» e l’inchiesta sul riciclaggio in Africa

L’ex compagna di Valter Lavitola accusa Sigfrido Ranucci di aver ricevuto soldi per un’intervista in Africa. L’inchiesta indaga su operazioni di riciclaggio internazionale.

L’ex compagna di Valter Lavitola e il sospetto su Sigfrido Ranucci, l’inchiesta sul riciclaggio in Africa
L’ex compagna di Valter Lavitola e il sospetto su Sigfrido Ranucci, l’inchiesta sul riciclaggio in Africa

L’ex compagna di Valter Lavitola, Natalia Potenza, ha rivelato ai magistrati di aver ricevuto prove che dimostrerebbero il contrario rispetto alle dichiarazioni di Sigfrido Ranucci, che ha categoricamente negato di aver mai ricevuto denaro dal faccendiere. L’inchiesta, in corso a Roma, si concentra su un presunto riciclaggio di denaro legato a investimenti in Zimbabwe nel settore del carbon credit, con il coinvolgimento di figure chiave come l’avvocato di Lavitola e il suo legale in Africa. La donna ha fornito messaggi e documenti fiscali che, a suo dire, proverebbero un’intesa tra Lavitola e Ranucci, con l’ex conduttore di Report accusato di aver ricevuto un «favore» in cambio di un’intervista su un giornale africano.

Investimenti in Zimbabwe e operazioni di riciclaggio

Secondo la ricostruzione di Natalia Potenza, i soldi derivanti da investimenti in Zimbabwe nel settore del carbon credit sarebbero stati utilizzati per mascherare operazioni di riciclaggio. La donna ha spiegato che Lavitola avrebbe utilizzato società di comodo e prestanomi per gestire i flussi finanziari, con l’aiuto di Benjamin Chimutengo, ex socio del faccendiere. L’inchiesta ha aperto un nuovo filone per riciclaggio internazionale, con l’obiettivo di chiarire eventuali intrecci tra gli interessi imprenditoriali di Lavitola e il lavoro giornalistico di Ranucci. L’ex conduttore di Report ha respinto categoricamente l’accusa, affermando di non aver mai ricevuto un euro da Lavitola.

Minacce e tensioni con Lavitola

Benjamin Chimutengo ha raccontato di aver vissuto l’intervista di Ranucci a un giornale africano come una minaccia. Secondo le dichiarazioni del testimone, Lavitola avrebbe minacciato persone coinvolte in operazioni finanziarie, ricorrendo a minacce e azioni di pressione. L’ex socio ha anche rivelato che il faccendiere aveva chiesto di verificare la disponibilità di un agente di polizia per «occuparsi della situazione creatasi con Benjamin», in cambio di 30mila dollari. Chimutengo ha spiegato che Lavitola non riesce a gestire discussioni senza tirare in ballo la minaccia di Gomes, un nome che compare in diversi messaggi e che sembra essere un elemento chiave nel quadro delle tensioni.

La donna ha anche sottolineato che il legale di Lavitola in Zimbabwe, Tariro Martha Shoco, è indicata come figura chiave delle triangolazioni e dei trasferimenti di capitali riconducibili al faccendiere. L’inchiesta, inoltre, ha aperto la possibilità di un affare da 300 milioni di dollari che avrebbe coinvolto manager di Urban Vision e di Neutralia, società impegnata in progetti sui carbon credits in Camerun. L’ultimo episodio che ha scosso il gruppo è stato il sabotaggio dell’auto di Chimutengo, che ha portato a una denuncia alla polizia e a un’indagine su possibili manovre di riciclaggio.

Chimutengo ha concluso la sua intervista dichiarando di avere i documenti per provare cosa stava accadendo e di essere un testimone cruciale: «Se sparisco io non ne resta nessun altro». L’inchiesta, però, dovrà verificare se le prove fornite da Natalia Potenza siano attendibili e se esistano effettivamente i collegamenti tra Lavitola, Ranucci e operazioni di riciclaggio internazionale. Mentre i magistrati romani cercano di ricostruire i fatti, il caso rimane un esempio di come i rapporti tra politica, media e business possano diventare complessi e pericolosi.