Oriana Fallaci e il discorso di odio: un’eredità che non si è spenta

Oriana Fallaci e il discorso di odio: un’eredità che non si è spenta

Oriana Fallaci in un momento di scrittura, con un libro e un giornale accanto, in un ambiente di lavoro
Oriana Fallaci in un momento di scrittura, con un libro e un giornale accanto, in un ambiente di lavoro

Oriana Fallaci, con il suo articolo “La rabbia e l’orgoglio” pubblicato il 29 settembre 2001, ha contribuito a plasmare un discorso di odio che ha lasciato tracce profonde nel panorama politico e sociale. L’11 settembre 2001, con l’attacco alle Torri Gemelle, ha segnato un punto di svolta nella percezione del mondo musulmano, e Fallaci, con la sua voce forte e polemica, ha dato voce a una visione che ha legittimato una visione di conflitto tra civiltà. Non ha previsto eventi futuri, ma ha plasmato un’idea di conflitto che ha trovato spazio in settori delle destre, più o meno radicali.

Un discorso di odio che si è radicato

La sua requisitoria, che si concentrava non solo sul terrorismo ma anche sulla civiltà occidentale, ha dato forma a un’idea di minaccia esistenziale, che ha legittimato una crescente intolleranza nei confronti di un certo segmento della popolazione. Fallaci ha visto nell’Islam una minaccia che si estende al di là di gruppi fanatici come al-Qaida, rappresentando una civiltà in conflitto con l’Occidente. Questo discorso, pur non avendo previsto eventi specifici, ha contribuito a diffondere un’idea di conflitto che è diventata radicata nel dibattito politico.

Il modello aggressivo che Fallaci ha introdotto ha trovato spazio in un contesto in cui il terrorismo è diventato uno strumento di espansione del potere governativo. Questo concetto, controverso, ha legittimato forme estreme di violazione dei diritti fondamentali in nome della sicurezza. Il discorso di odio, iniziato con l’11 settembre, ha assunto un carattere più ordinario, spostandosi dalla minaccia esterna a quella interna, rappresentata dal migrante. In tal modo, il discorso di odio ha trovato nuove forme di espressione, che si sono radicate in aree estreme della destra.

Un’eredità che si è trasformata

Nonostante le previsioni più cupe non si siano realizzate, l’eredità di Fallaci rimane. Il suo discorso, pur non avendo previsto eventi specifici, ha contribuito a plasmare un’idea di conflitto che è diventata parte del dibattito politico. Il discorso di odio, iniziato con l’11 settembre, ha trovato spazio in un contesto in cui il terrorismo è diventato uno strumento di espansione del potere governativo. Questo concetto, controverso, ha legittimato forme estreme di violazione dei diritti fondamentali in nome della sicurezza. Il discorso di odio, iniziato con l’11 settembre, ha assunto un carattere più ordinario, spostandosi dalla minaccia esterna a quella interna, rappresentata dal migrante. In tal modo, il discorso di odio ha trovato nuove forme di espressione, che si sono radicate in aree estreme della destra.

Il nesso che le destre radicali di oggi mantengono con gli attentati del settembre 2001 è anfibio. Se hanno conservato la figura del nemico, hanno però dislocato la minaccia terroristica nella presenza costante e quotidiana del migrante: un potenziale terrorista, certo, ma soprattutto un invasivo parassita da ricacciare entro i confini del Paese natale. In tal modo, il discorso di odio ha potuto svincolarsi dalla contingenza di attacchi straordinari e assumere il carattere più ordinario della criminalità comune e dell’espansione demografica.

Quel che rimane dell’11 settembre e della presa di posizione che ne seguì a destra non è che una postura: il modello aggressivo per cui una minaccia definita come esistenziale legittima la crescente intolleranza nei confronti di un certo segmento della popolazione, dipinto come un nemico pubblico, che un tempo agiva dall’esterno e che oggi, invece, è acquartierato tra le nostre case. Rimane dunque poco, se non la tendenza a deformare problemi di natura pragmatica, da trattarsi con ben congegnati strumenti di politica amministrativa, radicandoli entro quadri sospettosi e profezie di rovina, certo in grado di intensificare la rabbia, ma per i quali è ben difficile provare un moto d’orgoglio.