Al-Qaeda si è trasformata: oggi opera in modo decentralizzato e persiste in diversi Paesi

A venticinque anni dall’11 settembre, Al-Qaeda ha adattato la sua strategia, sopravvivendo in modo decentralizzato e operando in diversi Paesi.

Al-Qaeda opera in diversi Paesi, con ramificazioni locali che si adattano ai conflitti e alle dinamiche locali
Al-Qaeda opera in diversi Paesi, con ramificazioni locali che si adattano ai conflitti e alle dinamiche locali

A venticinque anni dall’11 settembre, l’organizzazione terroristica Al-Qaeda ha subito una trasformazione radicale, adattandosi per sopravvivere e continuare a esercitare influenza in diversi Paesi. L’attacco del 2001, che causò la morte di circa 3.000 persone e scatenò una guerra globale, ha costretto l’organizzazione a modificare la sua struttura e strategia. L’Al-Qaeda che ha compiuto gli attentati dell’11 settembre non esiste più in quella forma, ma la sua minaccia persiste attraverso una rete decentralizzata, composta da gruppi locali con obiettivi che spesso vanno al di là dell’ideologia islamista.

Una rete decentralizzata e adattativa

La trasformazione di Al-Qaeda non è stata una strategia premeditata, ma una conseguenza diretta dei danni subiti dopo l’11 settembre. L’invasione statunitense dell’Afghanistan nel 2001 e la dispersione della sua leadership hanno imposto il decentramento, riducendo il controllo centrale e aumentando la capacità di operare in modo autonomo. “La versione sopravvissuta è stata costretta a diventare qualcosa di molto più frammentato: un centro indebolito circondato da organizzazioni regionali sempre più radicate nei rispettivi conflitti locali”, spiega Suwaid al-Abkal, esperto di terrorismo.

Le ramificazioni di Al-Qaeda operano oggi in diversi Paesi, tra cui Somalia, Yemen, Mali e l’Asia meridionale. Gruppi come Al-Shabaab, Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimin (Jnim), Al-Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap) e Al-Qaeda nel Subcontinente Indiano (Aqis) si sono adattati alle dinamiche locali, costruendo relazioni con comunità e organizzazioni che non condividono necessariamente l’ideologia islamista, ma condividono un nemico comune. “La minaccia principale rappresentata da Al-Qaeda risiede proprio nella sua capacità di sfruttare conflitti e dinamiche locali trasformandoli in basi operative”, afferma Sergio Altuna, ricercatore senior del Program on Extremism. La capacità di adattarsi ha reso Al-Qaeda particolarmente difficile da smantellare. Nonostante la perdita di controllo e la frammentazione della sua struttura, l’organizzazione dimostra di poter esercitare violenza, riscuotere tributi, regolamentare gli spostamenti e persino infiltrarsi nelle strutture statali. Questi fattori rendono la sua sopravvivenza un problema complesso per le autorità.

Un’evoluzione verso la pratica e la pazienza

Al-Qaeda ha evolto la sua strategia, diventando un’organizzazione più pragmatica, calcolatrice e paziente. Mentre un tempo privilegiava la spettacolarità e la dottrina, oggi si concentra su azioni concrete, come il riscuotere tributi, regolamentare gli spostamenti e imporre regole. “Una bomba dimostra che un’organizzazione è capace di uccidere. Un sistema di tassazione, un posto di blocco e un tribunale dimostrano che è in grado di perdurare”, conclude Al Abkal.

La sopravvivenza di Al-Qaeda non è stata semplice. La morte di Osama bin Laden nel 2011 e di Ayman al-Zawahiri nel 2022 ha ridotto la sua capacità di guidare l’organizzazione in modo centralizzato. Oggi, la guida è affidata a Saif al-Adel, una figura meno nota ma orientata al lungo periodo. Nonostante le modifiche, gli obiettivi di Al-Qaeda non sono cambiati: l’organizzazione continua a cercare di influenzare il mondo attraverso azioni locali e strategie adattive.

  • Al-Qaeda ha subito una trasformazione radicale dopo l’11 settembre.
  • La sua struttura è diventata decentralizzata e operativa in diversi Paesi.
  • La capacità di adattarsi ha reso l’organizzazione particolarmente difficile da smantellare.