Trump e l’Iran in guerra per il petrolio, il prezzo sale e le borse tremano

Tensioni tra Usa e Iran nel Golfo, petrolio a 100 dollari, mercati in ansia per la crisi energetica.

Navi in fiamme nel Golfo, missili Usa e iraniani, tensioni crescenti per il controllo del petrolio
Navi in fiamme nel Golfo, missili Usa e iraniani, tensioni crescenti per il controllo del petrolio

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran si fa sempre più acceso, con nuove tensioni che si scatenano nel Golfo Arabico. Il petrolio, simbolo di potere e di conflitti, raggiunge nuovi massimi, superando i 100 dollari al barile, mentre le borse mondiali si preparano a un’altra ondata di ansia. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha deferito l’Iran al Consiglio di sicurezza dell’ONU per la prima volta in 20 anni, un passo che potrebbe segnare un ulteriore escalation nella regione. La guerra, che si svolge tra petroliere e missili, ha già causato danni gravi e rischi per la stabilità globale.

La guerra del petrolio e le minacce di escalation

La situazione si è intensificata con un’altra serie di attacchi da parte dei Pasdaran, i miliziani sciiti iraniani, che hanno colpito diverse navi in transito nello Stretto di Hormuz, uno dei canali più importanti per il trasporto di greggio. Le petroliere sono state danneggiate, alcune sono affondate, e il panorama del Golfo è diventato sempre più pericoloso. «Ogni nave che attraverserà la zona vietata dello Stretto di Hormuz sarà soggetta a sanzioni», ha dichiarato Hossein Mohebi, portavoce dei Pasdaran, che mirano a espandere il loro controllo. La risposta americana non si è fatta attendere: cinque petroliere iraniane sono state colpite, tra cui quattro nel Golfo Omanita e una vicino all’isola strategica di Kharg.

La guerra non si ferma, e i rischi aumentano ogni giorno. I Pasdaran hanno ordinato agli equipaggi di «abbandonare immediatamente le navi», avvertendo che «diventeranno bersagli». Il mirino non si limita alle petroliere in navigazione, ma include anche quelle ormeggiate o in banchina nei porti dei paesi che «ospitano tali terroristi e sono complici delle loro azioni criminali». L’America e le sue basi sono tra i bersagli principali.

Le conseguenze economiche e le preoccupazioni per il mercato

Il rialzo del prezzo del petrolio ha avuto effetti immediati sul mercato finanziario. Il Brent, il prezzo del greggio più importante al mondo, ha superato i 100 dollari al barile, un livello non visto da luglio scorso. Questo aumento ha creato un clima di incertezza, con i mercati che reagiscono con preoccupazione. I timori di una riduzione delle forniture di petrolio si fanno sempre più concreti, con il rischio di un’altra fiammata di inflazione. La Banca Centrale Europea (Bce) potrebbe dover aggiornare le sue stime in modo negativo, considerando l’impatto del conflitto sulle economie globali.

La situazione è diventata così critica che persino il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso l’idea che l’Iran sia vicino al collasso. «C’è ancora del lavoro da fare: il compito principale è rovesciare il regime terroristico», ha detto Netanyahu, ma ha anche sottolineato che la missione è quasi completata e «alla fine, l’intero asse crollerà». Tuttavia, non è chiaro se questa previsione si avvererà, dato che le tensioni continuano a crescere e le parti coinvolte non sembrano disposte a cedere.

La guerra non si ferma, e i rischi aumentano ogni giorno. I Pasdaran hanno ordinato agli equipaggi di «abbandonare immediatamente le navi», avvertendo che «diventeranno bersagli». Il mirino non si limita alle petroliere in navigazione, ma include anche quelle ormeggiate o in banchina nei porti dei paesi che «ospitano tali terroristi e sono complici delle loro azioni criminali». L’America e le sue basi sono tra i bersagli principali.