Un giocatore della Striscia di Gaza non vede la famiglia da anni: parla Gallo, vice allenatore della Palestina di basket

Un giocatore palestino non vede la famiglia da anni: Gallo racconta la nazionale di basket e la sua impresa contro le Maldive.

Giocatori palestini in allenamento, uno originario della Striscia di Gaza, non vede la famiglia da anni
Giocatori palestini in allenamento, uno originario della Striscia di Gaza, non vede la famiglia da anni

Un giocatore originario della Striscia di Gaza non vede la famiglia da anni a causa del conflitto in Medio Oriente. È questa la storia di uno dei membri della nazionale palestina di basket, raccontata da Gianluca Gallo, vice allenatore italiano della squadra. L’esperienza di Gallo, che ha allenato la Virtus Molfetta in Serie B interregionale e ha lavorato in Libano, si è concentrata su un gruppo di atleti che, nonostante le difficoltà, ha raggiunto un risultato straordinario. La nazionale palestina ha vinto contro le Maldive con un margine di 90 punti, un record senza precedenti.

Un’impresa sportiva in un contesto di conflitto

La nazionale palestina di basket, costretta a prepararsi all’estero a causa delle condizioni di sicurezza in Patria, ha affrontato numerose sfide. I giocatori, alcuni dei quali originari della Striscia di Gaza, non vedono la famiglia da anni a causa del conflitto che ha cambiato gli equilibri in Medio Oriente. Alcuni hanno perso madri, fratelli e amici durante un bombardamento in un campo profughi. Nonostante tutto, il gruppo ha riscritto la storia della pallacanestro, grazie a una vittoria di 168-78 contro le Maldive.

La vittoria contro le Maldive è stata un momento di grande emozione per la popolazione palestina. La squadra, che si trova al 97esimo posto nel power ranking, ha migliorato la sua posizione di quattro posizioni in poco tempo. “Tutto quello che ha una bandiera assume un significato enorme”, ha detto Gallo, sottolineando l’importanza simbolica del successo.

Un lavoro di squadra e una storia personale

Gallo ha spiegato come la nazionale si sia formata e come il lavoro del team abbia portato a risultati straordinari. “Siamo riusciti a salvare una squadra dalla retrocessione l’anno precedente in Libano”, ha ricordato, riferendosi al lavoro svolto con il capo allenatore Harry Savaya. L’esperienza in Turchia, dove la squadra ha svolto un training camp grazie al supporto del Ministero della Gioventù e dello Sport del Paese, ha rappresentato un passo importante per la preparazione.

Un giocatore, originario della Striscia di Gaza, ha raccontato una storia personale che ha colpito Gallo. “È da anni che non vede la sua famiglia”, ha detto, aggiungendo che il giocatore è “la persona più divertente che abbia mai conosciuto in tutta la mia vita”. Nonostante le difficoltà, il giocatore riesce sempre a trovare un modo per sorridere, un atteggiamento che ha ispirato l’intero gruppo. La logistica per raggiungere i palazzetti è stata complessa: sette giocatori che abitano in Cisgiordania hanno impiegato 36 ore per raggiungere Istanbul, mentre due provenienti dalla Palestina hanno impiegato due giorni. Gli allenatori, invece, sono arrivati dai rispettivi Paesi, con Gallo che è partito dall’Italia e Savaya da Malta. La cultura sportiva in Palestina è radicata, con un campionato che, pur limitato, è seguito da un pubblico attento.

La squadra ha migliorato il suo ranking da 104esimo a 97esimo. “Vogliamo portare questa nazionale in alto, perché questi ragazzi non si meritano di stare sotto il 100esimo posto”, ha concluso Gallo, che ha espresso la sua convinzione nel potenziale della squadra. La nazionale palestina di basket, nonostante le sfide, continua a rappresentare un simbolo di speranza e resistenza. La sua storia è un esempio di come l’impegno e la determinazione possano superare le barriere più difficili.