Un ragazzo di 14 anni muore per un osteosarcoma non trattato, evidenziando la necessità di informare i pazienti sulle cure alternative
Un ragazzo di 14 anni muore per un osteosarcoma non trattato, sottolineando l’importanza di informare i pazienti sui rischi delle cure alternative.

Un ragazzo di 14 anni è morto a causa di un osteosarcoma non trattato, un caso che ha sollevato preoccupazioni su come vengono gestite le cure alternative e la comunicazione con i pazienti. La notizia, emersa il 8 settembre 2026, ha visto l’emergere di un dibattito su come informare i pazienti e le loro famiglie sui rischi legati a trattamenti non convenzionali. La diagnosi è stata fatta due anni prima, ma i genitori hanno scelto di non sottoporre il ragazzo alle cure tradizionali, preferendo un metodo alternativo, il cosiddetto metodo Hamer, che non ha alcuna base scientifica.
La comunicazione è chiave per il paziente
“È chiaro che quando si ha a che fare con patologie oncologiche spesso si finisce in uno stato di confusione, di disperazione che induce a cercare le soluzioni più disparate”, ha spiegato Bruno Vincenzi, responsabile del Day Hospital oncologico del Policlinico Campus Bio-Medico e preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Secondo Vincenzi, il processo di comunicazione deve essere al centro del percorso terapeutico, per far sentire accolti il paziente e la sua famiglia, spiegando nel dettaglio le cure, cosa si può aspettare e i potenziali effetti collaterali.
“Affrontare un percorso chemioterapico vuol dire essere a conoscenza di quello che sono i potenziali benefici, ma anche i potenziali effetti collaterali”, ha aggiunto Vincenzi. La chemioterapia, in alcuni casi, può portare a una guarigione definitiva, ma richiede un approccio integrato con altri trattamenti, come la chirurgia o la radioterapia.
Le cure alternative non sono sempre efficaci
Secondo la perizia presentata oggi, il ragazzo sarebbe potuto essere salvato se curato con i farmaci tradizionali. I genitori, però, hanno scelto di affidarsi a un metodo alternativo, che non ha alcuna evidenza scientifica. “Probabilmente l’obiettivo che ha spinto i genitori a percorrere questa strada è che gli è stato detto che il trattamento non avrebbe avuto gli effetti collaterali che invece avrebbe dovuto sostenere il figlio qualora avessero deciso di percorrere un percorso di una terapia convenzionale”, ha spiegato Vincenzi.
“Bisogna aprire a un dialogo, che non debba essere di chiusura anche di fronte alla discussione di eventuali trattamenti e cure alternative”, ha sottolineato il medico. Le cure alternative, spesso a pagamento, non hanno dimostrato alcuna efficacia. “Se si crea un confronto probabilmente questo consente di evitare che dei pazienti ricevano delle cure, che peraltro molto spesso sono anche a pagamento, prive di efficacia dimostrata”, ha concluso Vincenzi.
Il cancro è una delle principali sfide per i sistemi sanitari a livello mondiale. In Italia, secondo le stime dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), nel 2025 si sono registrati circa 390.000 nuovi casi di tumore. La presa in carico del paziente e di chi gli sta intorno è cruciale nel processo di guarigione. L’accettazione della patologia e delle cure è chiaramente un elemento che facilita tutto il percorso. Non è soltanto il paziente che gioca un ruolo importante in questo, ma anche tutto il sistema dei caregiver che ruotano intorno al paziente stesso, la famiglia, gli amici, in questo giocano veramente un ruolo importante. “Poi c’è lo psicologo, il medico, l’infermiere, tutta l’equipe ha il compito di far sentire il paziente, se vogliamo, amato o comunque al centro della propria attenzione”, ha concluso Vincenzi.
