La Marmolada si avvicina al suo decimo anno di vita: perde 9 ettari in un anno

La Marmolada perde 9 ettari in un anno, riducendosi a 83 ettari. Il ghiacciaio si trova a quota superiore ai 2.900 metri.

Ghiacciaio della Marmolada in ritirata, con superficie ridotta a 83 ettari e fronte a quota superiore ai 2.900 metri
Ghiacciaio della Marmolada in ritirata, con superficie ridotta a 83 ettari e fronte a quota superiore ai 2.900 metri

La Marmolada, il ghiacciaio più grande delle Dolomiti, si avvicina al suo decimo anno di vita. In un anno, ha perso 9 ettari di superficie, riducendosi da 92 a 83 ettari. L’arretramento del fronte ha raggiunto 23 metri, il triplo rispetto all’anno precedente. I dati provengono dall’ottava edizione della Campagna Glaciologica Partecipata, promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova e realizzata in collaborazione con l’Arpav e la Fondazione Glaciologica Italiana.

Un record negativo per la riduzione di superficie

Il ghiacciaio ha registrato un nuovo record negativo di riduzione di superficie, con una perdita di 9 ettari in un anno. Questo dato conferma una tendenza di lungo periodo, ma con un’accelerazione particolarmente marcata. Il fronte del ghiacciaio si trova ora a una quota superiore ai 2.900 metri, un segno di un progressivo riscaldamento delle Alpi. Secondo Gianni Marigo dell’Arpav, l’estate appena trascorsa è stata la più calda almeno dal 1991, con temperature che hanno contribuito al rapido degrado del ghiacciaio.

La riduzione del ghiacciaio si è intensificata negli ultimi anni, con un aumento della velocità di abbassamento della superficie. Dall’inizio del millennio, la velocità di riduzione dei ghiacciai è triplicata, e in 23 anni l’Europa centrale ha perso circa il 39% della sua massa ghiaccia. L’estate 2026 ha visto un caldo estremo, con una media di 24,3 gradi, che ha costretto il ghiacciaio a arretrare di 23 metri. La perdita di massa è stata ulteriormente aggravata dall’assenza di nevicate alle quote più elevate, che hanno impedito il necessario apporto di nuova massa nevosa.

Un degrado del permafrost che peggiora

Il degrado del permafrost, il terreno permanentemente gelato alle quote più alte, ha ulteriormente compromesso la stabilità del ghiacciaio. A Piz Boè, la vetta più alta del Gruppo del Sella, non c’è più terreno gelato a nessuna profondità. Questo fenomeno ha reso il ghiacciaio più vulnerabile al calore, accelerando il processo di fusione. La situazione della Marmolada si inserisce in una tendenza globale di riduzione dei ghiacciai, ma il 2026 ha segnato un ulteriore passo avanti nella sua scomparsa. La Marmolada potrebbe sparire nel giro di un decennio se si ripeteranno estati come quella appena trascorsa. L’accelerazione del calore e la mancanza di neve hanno reso il ghiacciaio particolarmente fragile. Il settore occidentale del ghiacciaio ha visto un arretramento del fronte di 120 metri in due anni, un dato che conferma la velocità del degrado. La prospettiva è preoccupante, soprattutto se si considera che il ghiacciaio non scende più sotto i 2.900 metri di quota.

La Marmolada rappresenta un simbolo della fragilità dei ghiacciai in un mondo in rapida trasformazione. La sua riduzione non è solo un problema locale, ma un segnale globale del cambiamento climatico. I dati raccolti nel 2026 mostrano un’accelerazione del processo, che potrebbe portare alla scomparsa del ghiacciaio entro dieci anni. La sua storia, però, non è solo una questione di dati, ma un monito per l’umanità su come il calore globale sta modificando le montagne e i loro ecosistemi.