Marmolada in fase di fusione avanzata, il caldo scioglie il ghiacciaio e aumenta il rischio di frane

Il caldo estremo scioglie il ghiacciaio della Marmolada, con rischio di frane e distacchi. Esperto spiega la situazione.

Ghiacciaio in agonia con crepe e seracchi, rischio di frane a causa del caldo estremo
Ghiacciaio in agonia con crepe e seracchi, rischio di frane a causa del caldo estremo

La Marmolada, uno dei simboli più conosciuti delle Dolomiti, vive un momento di profonda trasformazione. Il caldo torrido e la scarsità di precipitazioni hanno accelerato la fusione del ghiacciaio, portando a fiumi d’acqua, crepe e distacchi di seracchi. L’esperto Anselmo Cagnati, specialista in neve, valanghe e climatologia alpina, conferma che si sta realizzando una situazione ipotizzata da anni. «Il ghiacciaio evidenzia la fase di fusione avanzata dovuta alle alte temperature», afferma Cagnati, sottolineando come l’acqua derivi proprio dalla fusione del ghiaccio residuo. La superficie del ghiacciaio, ora grigia, testimonia una fase terminale della sua esistenza. Le temperature estreme stanno modificando irreversibilmente la struttura del ghiacciaio.

Le temperature estreme e la scomparsa del permafrost

Le temperature registrate ai 3200 metri di Punta Rocca sono state inquietanti. Dieci gradi, prolungati per più giorni, sono diventati un evento strutturale, non più un’anomalia. «Non possiamo parlare di temperature estreme se riferite al singolo rilevamento», precisa Cagnati, ricordando che valori simili sono già stati registrati in passato. L’eccezionalità risiede nella durata del fenomeno, che ha reso il caldo estremo una realtà quotidiana. La scomparsa del permafrost, per quel poco che ne è rimasto, aumenta il rischio di frane improvvise di roccia, un fenomeno che si sta intensificando. La scomparsa del permafrost sta accelerando i processi di instabilità.

La struttura geologica e il rischio di distacchi

La Marmolada, composta da roccia calcarea, è meno soggetta a crolli rispetto a ghiacciai come Pelmo e Civetta, che hanno una struttura geologica diversa. Tuttavia, il caldo estremo ha reso il ghiacciaio sempre più fragile. «Quando ci sono questi processi, tutta la struttura del ghiaccio diventa meno solida dal punto di vista meccanico», spiega Cagnati. Anche se le masse di ghiaccio sono ormai misere, il rischio di distacchi non è sconosciuto. «Può comunque succedere, visto che una situazione del genere crea stress meccanico al ghiacciaio», aggiunge. La fusione accelerata, in combinazione con condizioni di instabilità, potrebbe creare pericoli maggiori.

Le immagini diffuse da Local Team mostrano un ghiacciaio in agonia, con crepe e seracchi che si staccano. L’interrogativo è se, con temperature torride e mancanza di piogge, il prossimo anno potremmo non vedere più tracce del ghiacciaio. «Questo lo escludo», replica Cagnati, ma ammette che il trend attuale potrebbe anticipare la scomparsa del ghiacciaio. «Non basta però un mese per farlo sparire del tutto. Il prossimo anno saremo in condizioni analoghe, forse anche nei prossimi cinque», conclude. La scomparsa del ghiacciaio potrebbe avvenire in tempi più brevi di quanto si pensi.