Cervelli in fuga: i giovani italiani all’estero chiedono stipendi più alti e riconoscimento del merito per tornare
I giovani italiani all’estero chiedono stipendi più alti e riconoscimento del merito per tornare in patria, secondo un’indagine del Cnel.

Il fenomeno dei “cervelli in fuga” rappresenta un problema critico per l’Italia, con un flusso di espatri che ogni anno determina un costo di capitale umano pari a 16 miliardi di euro. Secondo un’indagine del Centro nazionale del lavoro (Cnel), quasi due terzi dei giovani italiani all’estero dichiarano che tra cinque anni torneranno in patria, ma solo se saranno garantite opportunità di lavoro adeguate al loro profilo e un riconoscimento del merito. Questi due elementi sono considerati irremovibili per chi ha lasciato il Paese.
Un’emorragia generazionale in crescita
Il Cnel ha fotografato una vera e propria emorragia generazionale, con un saldo negativo record di oltre 61 mila unità nel solo 2024. Tra il 2011 e il 2024, l’Italia ha perso, al netto dei rientri, 441 mila giovani tra i 18 e i 34 anni. L’Indice Sintetico dei Flussi Migratori (Isfm) ideato dal Cnel conferma l’anomalia: per ogni coetaneo che arriva da un’economia avanzata, partono più di 14 giovani italiani, a fronte di un rapporto sostanzialmente paritario nelle altre grandi nazioni europee.
Il presidente del Cnel, Renato Brunetta, ha commentato l’emorragia di cervelli come un problema che nessuna economia della conoscenza può permettersi. Secondo lui, il costo del capitale umano perso è stimato in 159,5 miliardi di euro nel periodo 2011-2024, pari a circa 16 miliardi l’anno. Benché la ministra del Lavoro, Marina Calderone, abbia rilevato un calo del 20% del numero degli italiani andati all’estero per lavorare nel 2025, i dati del Teha Group con Philip Morris Italia indicano che nel 2024 sono stati 141 mila cittadini a trasferire la residenza, con un costo in termini di minore crescita che vale attorno agli 11 miliardi.
Lo svantaggio salariale peggiora
A parità di potere d’acquisto, tra il 2000 e il 2024 lo svantaggio salariale dell’Italia è peggiorato rispetto a tutti i principali partner europei. Da un vantaggio dell’1% rispetto alla Spagna, l’Italia ha registrato un ritardo del 7%, mentre il divario verso la Germania è salito dal 14% al 36%, e nei confronti della Svizzera è cresciuto dal 39% al 71%. Questi dati mettono in luce una situazione di crescente disallineamento tra l’Italia e i Paesi europei più dinamici.
Secondo l’indagine del Cnel, l’aumento dello stipendio è giudicato estremamente rilevante dall’83% dei partecipanti al sondaggio. Sommando i giudizi di rilevanza, le opportunità di lavoro adeguate al proprio profilo arrivano all’88%, mentre il riconoscimento del merito è considerato importante dal 79%. Seguono gli incentivi al rientro con il 75% e la conciliazione tra vita e lavoro con il 72%, mentre alloggi accessibili e servizi pubblici efficienti chiudono la graduatoria con il 63% e il 62%. Per attrarre i giovani espatriati, l’Italia deve migliorare le condizioni di lavoro e il riconoscimento del merito. La fuga dei cervelli rimane un problema persistente, nonostante il calo del fenomeno. I dati sottolineano che, se l’Italia saprà creare le opportunità necessarie, i giovani espatriati potrebbero tornare. Tuttavia, per farlo, è necessario un impegno concreto per migliorare le condizioni di lavoro e di riconoscimento del merito, elementi chiave per attrarre e mantenere i talenti nazionali.
