L’obesità in Lazio: il 43% degli adulti è in sovrappeso o obeso

L’obesità cresce in Lazio: il 43% degli adulti è in sovrappeso o obeso. Dati epidemiologici e strategie per perdere peso a Roma.

Un gruppo di persone cammina in un parco romano, mentre altre si allenano in palestra. L’obesità cresce in Lazio
Un gruppo di persone cammina in un parco romano, mentre altre si allenano in palestra. L’obesità cresce in Lazio

Il fenomeno dell’obesità si fa sempre più preoccupante in Lazio, dove il 43% degli adulti vive in condizioni di eccesso ponderale, con il 10% affetto da obesità vera e propria e il restante 33% in sovrappeso. I dati epidemiologici più recenti, riferiti a Roma e alla regione, segnalano un aumento significativo del problema, che colpisce in modo particolare le fasce di popolazione con minori risorse economiche o con un livello di istruzione più basso. L’incidenza dell’obesità è generalmente più diffusa tra gli uomini rispetto alle donne, ma negli ultimi anni si osserva un forte incremento tra le giovani donne tra i 18 e i 34 anni.

Strategie per perdere peso a Roma

Per affrontare il problema, i romani scelgono diverse strategie per perdere peso, che variano dalle scelte dietetiche autonome ai trattamenti medici specialistici offerti dalle strutture sanitarie della capitale. Molti optano per stili alimentari più sani, riducendo le porzioni della cucina tipica romana, ricca di grassi e carboidrati, a favore di un modello mediterraneo basato su verdure, legumi, pesce e olio d’oliva. È comune il ricorso a biologi nutrizionisti, dietisti o medici dietologi privati per ottenere piani alimentari personalizzati, come diete ipocaloriche, schemi di digiuno intermittente o diete cheto-genetiche.

La pratica di attività fisica è una delle risposte più diffuse tra i romani per combattere l’obesità. I cittadini sfruttano i grandi parchi storici della città, come Villa Borghese, Villa Pamphili, il Parco degli Acquedotti o il Lungotevere, per fare camminata veloce, corsa o sessioni di calisthenics. Sono molto diffusi anche i corsi di fitness musicale, allenamento funzionale, pilates e padel, uno degli sport più praticati in città negli ultimi anni. Questi spazi e attività offrono una soluzione accessibile e integrata con la vita quotidiana, permettendo di mantenere un livello di attività fisica costante.

Per i casi più complessi, i cittadini si rivolgono ai percorsi clinici delle ASL romane, come la ASL Roma 1, che integrano il supporto di nutrizionisti, endocrinologi e psicologi per trattare i fattori emotivi legati al cibo. Nei casi di obesità severa, i romani si affidano ai centri ospedalieri di riferimento della capitale, tra cui il Policlinico Umberto I, il Policlinico Tor Vergata e il Policlinico Gemelli, per interventi come lo sleeve gastrectomy o il bypass gastrico. Questi interventi sono spesso necessari quando le strategie non invasive non riescono a produrre risultati sufficienti.

La Legge 149 e i percorsi sanitari

La Legge n. 149, che riconosce ufficialmente l’obesità come malattia cronica, ha reso più accessibili i percorsi di cura e supporto per chi soffre di questa condizione. Le aziende sanitarie locali, come la ASL Roma 1, hanno attivato percorsi specifici interdisciplinari per gestire l’obesità severa, focalizzandosi sul legame tra questa condizione e la fragilità sociale. Centri di eccellenza come l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata sono attivamente coinvolti nel monitoraggio epidemiologico e nello sviluppo di politiche sanitarie strutturate per affrontare il problema in modo sistematico.

Il fenomeno è preoccupante fin dall’infanzia. I dati regionali evidenziano che il 28,8% dei bambini presenta un eccesso ponderale, con il 19,7% in sovrappeso, il 7,2% obeso e il 2% soffre di obesità grave. L’eccesso di peso è generalmente più diffuso tra gli uomini rispetto alle donne, ma si osserva un incremento significativo tra le giovani donne tra i 18 e i 34 anni. L’incidenza dell’obesità aumenta nelle fasce di popolazione con minori risorse economiche o con un livello di istruzione più basso.