Veneto approva autonomia differenziata, Stefani: «Inizio di un grande percorso»
Il Veneto approva l’autonomia differenziata, Stefani annuncia un passo importante per la Regione.

Il Veneto ha approvato ieri, 3 settembre, due schemi di intesa tra Stato e Regioni su quattro “funzioni operative”: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute, limitatamente al coordinamento della finanza pubblica. Con 33 voti favorevoli, 3 contrari, 2 astenuti e 9 non partecipanti al voto, la Regione è diventata la prima in Italia a dare il suo sì all’autonomia differenziata. Il governatore Alberto Stefani ha definito la giornata «storica», sottolineando che si tratta dell’inizio di un «grande percorso» per il Veneto. Le accuse del Pd sulle assenze di alcuni deputati durante le votazioni sono state rispondenti, con il Capogruppo FdI Claudio Borgia che ha ribadito il sostegno al progetto.
Un passo avanti per l’autonomia
Secondo quanto illustrato da Stefani, l’autonomia permetterebbe una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse, con la possibilità di reinvestire i risparmi, aumentare investimenti nell’edilizia e nella tecnologia sanitaria, integrare i fondi sanitari integrativi nella spesa sanitaria e ampliare la contrattazione integrativa per il personale. Sul fronte della previdenza complementare, Stefani sottolinea la possibilità di rafforzare i fondi integrativi e di affidare a Veneto Welfare una funzione specifica nel settore. Infine, sulle professioni, l’autonomia permetterebbe alla Regione di valorizzare alcune professionalità legate alle specificità territoriali e di aggiornare il proprio registro regionale delle professioni.
La battaglia per l’autonomia è durata anni. Zaia, presidente del Consiglio regionale, ha portato avanti la richiesta da tempo, promuovendo nel 2014 una consultazione online non ufficiale sull’indipendenza del Veneto. Oggi rivendica anche il risultato della consultazione referendaria del 2017, ricordando i 2,3 milioni di veneti che votarono a favore: «Non sono leghisti, non sono di Forza Italia, di Fratelli d’Italia e del Pd: sono veneti». E poi commenta: «Penso che questa sia una giornata storica».
Accuse e critiche da parte del Pd e di altri gruppi
Non mancano le critiche, tra cui quelle del Pd, che ha denunciato una «maggioranza spaccata» e ha segnalato l’assenza di alcuni deputati durante l’intervento di apertura del governatore Stefani. Gli animi si surriscaldano tra le file di FdI di fronte alle «ricostruzioni distorte» del Pd, mentre scatta la polemica quando spuntano le foto scattate dai dem per documentare le assenze dei meloniani in Aula. «Alcuni colleghi erano in ritardo, ma sono arrivati», ha ribattuto il Capogruppo FdI Claudio Borgia, mentre ribadisce il sì convinto sull’autonomia del partito – poi confermato dal voto palese richiesto dalla Lega – e accusa i dem delle loro assenze al voto sul fine vita del giorno precedente.
La proposta è vista come insufficiente. Giovanni Manildo (Pd), ha poi criticato un testo «blindato e inemendabile», annunciando l’astensione dal voto del suo gruppo. Limitate le novità previste in materia di protezione civile, sostiene il dem. Su professioni e previdenza complementare, solo ampliate competenze già esistenti. In sanità, invece, irrisolti i vincoli finanziari e non arriverebbero nuove risorse. A preoccupare anche i fondi sanitari integrativi: il rischio, quello di «una sanità a due velocità». Per Manildo si tratterebbe quindi di un’«autonomia a costo zero», con una diversa gestione delle risorse già disponibili.
Flavio Baldan (M5S) e Carlo Cunegato (Avs) contestano la scarsa specificità dell’intesa veneta rispetto a quelle delle altre Regioni, e accusano il centrodestra di aver presentato nel 2017 un’immagine dell’autonomia molto più ampia di quella oggi prevista: «Avete raccontato ai veneti l’albero della cuccagna». La seduta di oggi si è protratta senza pausa fino alle 16, a dispetto delle speranze iniziali di poter terminare le votazioni senza intoppi entro le 14.
