La Lega del Veneto accelera sull’autonomia differenziata per precedere altre regioni del Nord

La Lega del Veneto, guidata da Alberto Stefani, accelera sull’autonomia differenziata per precedere altre regioni del Nord, tra polemiche e tempi serrati.

Consiglieri regionali della Lega discutono sull'autonomia differenziata in una sala di governo, con documenti e mappe a supporto
Consiglieri regionali della Lega discutono sull’autonomia differenziata in una sala di governo, con documenti e mappe a supporto

La Lega del Veneto, guidata da Alberto Stefani, ha accelerato i tempi per presentare il progetto di autonomia differenziata, mirando a precedere altre regioni del Nord, tra cui la Lombardia. L’obiettivo è di concludere l’intesa preliminare prima dei rivali autonomisti, un’azione che ha suscitato polemiche e tensioni all’interno del Consiglio regionale. La decisione di avviare le discussioni già nel mese di agosto, in un periodo di riposo per la Regione, ha suscitato reazioni del Partito Democratico, che ha denunciato l’irregolarità dell’agenda e la priorità data all’autonomia rispetto al tema del fine vita.

Un blitz per precedere i rivali

La Lega, attraverso il capogruppo Riccardo Barbisan, ha spiegato che l’accelerazione è motivata da una volontà di agire in modo rapido e decisivo, per evitare che l’iter venga bloccato o ritardato. «Vogliamo fare i compiti per casa bene e prima possibile», ha confermato Barbisan. L’obiettivo è di concludere l’intesa preliminare prima dei tempi stabiliti, permettendo al Veneto di precedere altre regioni come Lombardia, Piemonte e Liguria. L’iter prevede che, dopo l’approvazione formale dei consigli regionali, la palla passi al Consiglio dei Ministri, che avrà 45 giorni per deliberare l’intesa definitiva e il disegno di legge.

La Lega non ha scavalcato il fine vita. «Non è mai stato convocato un Consiglio dalla conferenza del Presidente firmato scavalcando il fine vita, era una cosa che era nell’aria appunto, basta», ha spiegato Barbisan. La decisione di avviare le discussioni in agosto, in un periodo di riposo per la Regione, ha suscitato preoccupazioni, soprattutto per il rischio che l’iter possa essere bloccato o ritardato, soprattutto se si dovesse andare a elezioni prima della scadenza naturale della legislatura.

Un accordo che potrebbe portare vantaggi

Il progetto di autonomia differenziata prevede l’approvazione di schemi di intesa tra Stato e Regione, che riguardano quattro ambiti: nuove professioni, sanità e coordinamento della finanza pubblica, previdenza complementare e protezione civile. L’obiettivo è di permettere al Veneto di gestire risparmi del fondo sanitario regionale per altre attività di carattere sanitario e sociosanitario. «Essendo una regione che ha bilanci in ordine sul tema della sanità e una delle regioni benchmark sul rispetto dei LEA, pensiamo di poter avere dei vantaggi da questo accordo», ha spiegato Barbisan.

Il supporto nazionale è un fattore chiave. La Lega ha sottolineato l’importanza del supporto da parte del ministro Roberto Calderoli, che ha sempre dato una mano al Veneto. «Abbiamo la fortuna di avere il ministro Calderoli che ci ha sempre dato una mano e devo dire che, delle riforme intentate dal governo, questa è l’unica che probabilmente vedrà la luce», ha detto Barbisan. La Lega, però, ha anche minimizzato le polemiche interne, sottolineando che non ci sono state critiche nei confronti del vicepremier Matteo Salvini sul fatto che si sia speso poco sull’autonomia.