L’urina dei turisti ha contribuito a fondere 154 tonnellate di ghiaccio sull’Everest

L’attività umana sul Monte Everest ha causato la fusione di 154 tonnellate di ghiaccio, tra cui l’urina dei visitatori.

Turisti e loro attività contribuiscono al disgelo del ghiacciaio sull’Everest, con dati sorprendenti sull’urina
Turisti e loro attività contribuiscono al disgelo del ghiacciaio sull’Everest, con dati sorprendenti sull’urina

Un impatto inaspettato sul ghiacciaio

L’attività umana sul Monte Everest ha causato la fusione di 154 tonnellate di ghiaccio, tra cui un contributo significativo proveniente dall’urina dei turisti. Il calore prodotto al campo base, situato sul versante nepalese, è al centro di un nuovo studio che ha analizzato l’impatto delle attività umane sull’ambiente. I ricercatori hanno utilizzato immagini termiche disponibili dal 1991 al 2023 per confrontare le temperature superficiali del ghiacciaio Khumbu con quelle del campo base e di un’area non ghiacciata. Il risultato è stato un aumento del calore nella zona del campo base, che ha contribuito al disgelo del ghiaccio. Il calore umano sta influenzando in modo significativo l’ambiente del ghiacciaio.

Un’infrastruttura in crescita e un impatto ambientale

Il campo base nepalese, che può ospitare circa 2mila persone, è diventato un hub di attività intensa. Oltre al riscaldamento e all’illuminazione, la cucina e l’uso di combustibili come il gas liquefatto e il cherosene contribuiscono al calore. Secondo i ricercatori, ogni primavera vengono persi circa tre milioni di chilogrammi di ghiaccio e neve glaciale a causa dell’energia utilizzata per garantire le comodità offerte ai turisti. Oggi, le strutture del campo base offrono servizi come bagni privati, docce calde, Wi-Fi e panetterie, ma queste infrastrutture richiedono energia e generano un impatto ambientale. Le comodità moderne stanno contribuendo al degrado del ghiacciaio.

Il prezzo medio di una spedizione si aggira intorno ai 61.267 dollari, mentre i pacchetti più esclusivi possono superare i 300mila dollari. A determinare il costo contribuiscono soprattutto il tipo di guida scelta, il viaggio, i permessi, l’assicurazione e tutta l’attrezzatura necessaria. Una spedizione dura generalmente dalle sei alle otto settimane. Dopo l’arrivo in Nepal, gli alpinisti raggiungono il campo base partendo da Lukla, la principale porta d’accesso alla regione dell’Everest. Il trekking richiede circa una settimana, ma una volta arrivati bisogna fermarsi per permettere al corpo di adattarsi alla scarsità di ossigeno. Gli alpinisti affrontano quindi diverse rotazioni di acclimatamento, salendo progressivamente verso i campi più alti e tornando al campo base per recuperare. Solo dopo questo processo aspettano una finestra meteorologica favorevole per tentare la salita verso gli 8.848 metri della vetta.

Il problema non riguarda soltanto l’aspetto della montagna. I tassi di perdita di ghiaccio sui ghiacciai dell’Everest sono quasi raddoppiati dal 2009 e lo scioglimento potrebbe avere conseguenze anche sulla sicurezza. Secondo i ricercatori, l’aumento delle temperature può favorire valanghe e instabilità del ghiaccio, rendendo ancora più rischiose le spedizioni. Esiste inoltre il pericolo di improvvise inondazioni legate allo scioglimento dei ghiacciai, fenomeni che possono interessare le comunità che vivono a valle. Per questo tra le possibili soluzioni c’è anche quella di spostare il campo base su un terreno più stabile e lontano dal ghiacciaio. Una scelta che potrebbe rendere più semplice la logistica e, allo stesso tempo, ridurre almeno in parte lo scioglimento localizzato provocato dalla presenza di migliaia di persone. Le soluzioni potrebbero includere un cambio di posizione del campo base.