La tassazione degli extraprofitti torna al centro: Meloni deve decidere da che parte stare

La questione degli extraprofitti torna al centro del dibattito politico, con Meloni che deve decidere se sostenere i cittadini o i poteri economici.

Un gruppo di cittadini discute la tassazione degli extraprofitti con un economista in un ambiente informale
Un gruppo di cittadini discute la tassazione degli extraprofitti con un economista in un ambiente informale

La questione degli extraprofitti torna al centro del dibattito politico e economico, con la crisi dei prezzi dei carburanti e le tensioni internazionali del 2026 che riaccendono il dibattito su come tassare i profitti straordinari delle imprese. Il tema, già affrontato nel 2023, si ripresenta con maggiore intensità, e il governo, guidato da Giorgia Meloni, deve decidere da che parte stare: tra i cittadini o i poteri economici. Il docente di economia Mario Pomini, dell’Università di Padova, ha sottolineato come il non agire, in questo caso appoggiare i gruppi di potere contro i cittadini, sia diventato un lasciapassare per la longevità del governo.

La tassazione degli extraprofitti: un tema morale e economico

La tassazione degli extraprofitti non è solo un tema economico, ma anche un problema morale. Si chiede infatti se sia giusto aumentare il carico fiscale sulle imprese che incassano profitti fuori dall’ordinario. A prima vista, sembra ingiusta e dannosa, ma in realtà, come sottolinea Pomini, non è affatto così. Gli extraprofitti derivano da circostanze esterne e imprevedibili, come guerre, pandemie o disastri naturali, che danneggiano la società intera. Questi profitti, in particolare quelli derivanti da situazioni di crisi, non sono frutto delle capacità manageriali o delle innovazioni delle imprese, ma di eventi esterni che non dipendono dalle scelte aziendali.

La tassazione degli extraprofitti non danneggia le imprese, ma colpisce i beneficiari effettivi.

I dati sono inequivocabili: decine di miliardi di euro sono piovuti come una manna nei bilanci aziendali, soprattutto delle grandi imprese energetiche e delle banche. Tuttavia, la tassazione di questi profitti non danneggia le imprese, poiché non influisce sulle loro decisioni ordinarie. Gli extraprofitti, infatti, non modificano i piani di investimento già stabiliti. Al contrario, i beneficiari effettivi sono gli azionisti e i manager, che ricevono utili distribuiti o bonus. I veri beneficiari non sono le imprese, ma i grandi fondi esteri che si godono i profitti a spese dei cittadini.

Un’occasione persa: Meloni e le sue proposte

Meloni, da sempre, ha rivendicato la tassazione delle grandi banche e delle grandi imprese come parte del suo programma economico. Arrivata al governo, avrebbe potuto realizzare queste proposte, soprattutto in un contesto in cui le circostanze sono propizie. Invece, è stata ammansita dal capitalismo finanziario e energetico, rivelandosi una “modesta tigre di carta”. Il non agire, in questo caso, è diventato un lasciapassare per la longevità del governo.

Il governo deve scegliere se stare dalla parte dei cittadini o dei poteri economici.

I giochi sono ancora aperti, in quanto la legge di bilancio del 2027 potrebbe essere la più dura di sempre, soprattutto per chi ha approvato il nuovo Patto di Stabilità e ha chiesto molti soldi in più per le armi. Proprio nell’anno elettorale, il governo dovrà decidere se sostenere i cittadini o i poteri economici. La scelta, per una vera statista, dovrebbe essere ovvia.