Scott Bessent al G20: crescita come antidoto all’inflazione e tensioni geopolitiche
Scott Bessent al G20: crescita come antidoto all’inflazione e tensioni geopolitiche

Scott Bessent, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, ha aperto il G20 finanziario di Asheville con un messaggio chiaro: «La crescita prima di tutto». Il vertice, in corso in Carolina del Nord, vede riuniti ministri economici e governatori delle banche centrali di Paesi potenti e emergenti, confrontandosi sui nodi della congiuntura globale. Il greggio, in rialzo dopo la ripresa delle ostilità a Hormuz tra Stati Uniti e Iran, ha superato i 90 dollari al barile, alimentando preoccupazioni per l’inflazione, già al di sopra dell’obiettivo della Federal Reserve. Il mercato obbligazionario, in particolare il rendimento dei Treasury a 30 anni, ha registrato un aumento di 4,5 punti base, segno di una tensione crescente sui tassi di interesse.
Politica monetaria e obiettivo del 2%
Il presidente della Fed Kevin Warsh, presente ad Asheville, ha ribadito che l’obiettivo del 2% per l’inflazione resta «fermo e fisso». A luglio, il Pce, l’indicatore seguito dalla banca centrale, è salito al 3,7%, mentre il Cpi si è attestato al 3,4%. La politica monetaria, quindi, rimane legata all’evoluzione dei prezzi e ai nuovi dati, con la possibilità di una nuova stretta annunciata nel corso della riunione del Fomc di settembre. Bessent ha sottolineato che i rendimenti dei titoli del Tesoro sono rimasti «stabili» da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, nonostante l’aumento legato ai dazi e all’inflazione persistente.
Sanzioni e rapporti con l’Iran e la Cina
Secondo fonti USA, nel bilaterale si è discusso del «piano di pace» per il conflitto russo-ucraino messo a punto da Trump. Bessent ha espresso la necessità di riaprire Hormuz e impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari, un tema su cui Pechino e Washington concordano. Sulla Cina, ha aggiunto che «tutte le opzioni sono sul tavolo» per eventuali sanzioni secondarie legate ai rapporti commerciali con Teheran. Il ritorno della Russia nel formato G20 ha sollevato le proteste dei funzionari europei, con alcuni leader che hanno minacciato di boicottare la foto di gruppo dei ministri se il ministro russo Anton Siluanov fosse stato incluso.
A margine dei lavori, Bessent ha incontrato anche Siluanov, alla prima partecipazione di un emissario del Cremlino alle riunioni del G20 dall’inizio della guerra in Ucraina. Il ministro russo ha espresso interesse per un dialogo su Hormuz, visti gli ottimi rapporti tra Russia e Iran. Per Bessent, il surplus cinese, vicino ai 1.200 miliardi di dollari, è «insostenibile per il mondo», e chiede ai partner del G20 di riesaminare le proprie condizioni commerciali con la Cina. Washington punta a una dichiarazione comune sulla riduzione degli squilibri commerciali e delle partite correnti, mentre Pechino respinge l’impostazione americana.
Intelligenza artificiale e accesso ai media
L’attenzione è anche rivolta all’intelligenza artificiale, indicata da Warsh come «punto di svolta nella storia» per le sue potenziali ricadute. L’AI è al centro di un incontro dedicato al suo impatto su crescita, investimenti e produttività. Resta infine il giallo degli accrediti non rilasciati a testate come New York Times, Bloomberg e Wall Street Journal, una prova di forza che mina ulteriormente i rapporti tra amministrazione Trump e media mainstream.
