La Cina e la crisi iraniana: una strategia di resilienza energetica

La Cina sfrutta la crisi iraniana per rafforzare la sua influenza globale e resilienza energetica.

Nave iraniana in transito attraverso lo Stretto di Hormuz, con segnali di navigazione disattivati, mentre operatori cinesi gestiscono le operazioni di carico
Nave iraniana in transito attraverso lo Stretto di Hormuz, con segnali di navigazione disattivati, mentre operatori cinesi gestiscono le operazioni di carico

La Cina e la crisi iraniana: una strategia di resilienza energetica

Il blocco navale imposto dagli Stati Uniti all’Iran ha messo in luce i limiti delle sanzioni e ha spostato l’attenzione sulla Cina, che si è rivelata il vero perno della resilienza energetica di Teheran. La strategia cinese si basa su una combinazione di infrastrutture economiche, capacità logistico-commerciarie e una capacità di trasformare la manifattura, il credito e l’accesso alle materie prime in strumenti di influenza globale. Le esportazioni iraniane, pur ridotte, non sono state azzerate grazie a una rete di raffinerie indipendenti cinesi, tra cui l’impianto di Hengli Petrochemical a Dalian, che ha una capacità di lavorazione di circa quattrocentomila barili al giorno.

La Cina ha sfruttato la crisi per rafforzare la sua posizione energetica

Queste raffinerie, che operano in modo autonomo, permettono all’Iran di aggirare le sanzioni e mantenere un flusso di petrolio verso la Cina, che rappresenta circa il novanta per cento delle sue esportazioni. Washington ha reagito designando queste strutture e estendendo le misure agli operatori dei terminali portuali dello Shandong e ai fornitori di servizi logistici. La misura della potenza americana non è la sua estensione teorica: è il punto in cui sceglie di fermarsi.

Le riserve strategiche cinesi e il paradosso della resilienza

Secondo le stime rese pubbliche in marzo dalla commissione selezionata della Camera dei rappresentanti americana, la Cina ha accumulato una riserva strategica di circa 1,2 miliardi di barili, pari a quasi centodieci giorni di copertura delle importazioni via mare. Questa riserva è stata costruita in larga parte a prezzi inferiori a quelli di mercato, acquistando proprio i barili che la politica occidentale intendeva rendere invendibili. Questo è il risultato di una strategia mirata a ridurre la dipendenza da sistemi finanziari e commerciali occidentali.

La Cina non è un alleato di Teheran, ma un partner strategico

La Cina non si presenta come un alleato dell’Iran, ma come un fornitore vantaggioso. Acquista a sconto, investe poco e non offre garanzie di sicurezza. Tuttavia, la sua posizione è asimmetrica: è revisionista sull’ordine finanziario, dove costruisce canali di pagamento alternativi, ma conservatrice sull’ordine marittimo, dove ha interessi opposti. Il ministero degli Esteri cinese ha continuato a definire Hormuz una via d’acqua internazionale e a chiedere il ripristino della libera navigazione, riconoscendo l’importanza di mantenere un equilibrio strategico.

L’Unione Europea ha adottato sanzioni che non può far rispettare, subendo le conseguenze di un blocco che non conduce. L’Europa ha giocato la sua carta giuridica più forte con lo snapback delle sanzioni ONU, entrato in vigore il 28 settembre 2025, ma non ha disposto lo strumento marittimo per farlo valere. L’interdizione reale è condotta dalla marina di un alleato, secondo criteri che non ha concorso a definire. L’Europa ha coperto il proprio fabbisogno energetico riaprendo un canale che aveva scelto di chiudere, aumentando gli acquisti di gas russo. L’autonomia strategica smette di essere una formula solo quando si traduce in un numero limitato di capacità verificabili: riserve energetiche censite e gestite in comune, una capacità navale in grado di proteggere le rotte da cui dipende il continente, uno strumento anti-coercizione realmente utilizzato anziché esibito, e una mobilitazione del risparmio europeo verso gli investimenti industriali che oggi finanzia altrove. L’Europa possiede ancora risorse, competenze e dimensione per farlo, ma manca la disponibilità a pagarne il prezzo.