Nicholas DauSchmidt, ex capitano USA, diventa “Capitano dei papà” per aiutare genitori in difficoltà
Un ex militare americano si dedica a salvaguardare i diritti dei genitori italiani dopo aver recuperato il figlio rapito in Romania.
Nicholas DauSchmidt, ex capitano dell’esercito statunitense e ora riservista alla caserma Ederle di Vicenza, ha trasformato la sua esperienza personale in un’azione di supporto per altri genitori italiani alle prese con figli sottratti e portati oltreconfine. Dopo aver recuperato il figlio rapito dalla ex moglie in Romania con un’operazione chiamata in codice “Gardaland”, DauSchmidt ha creato una rete privata composta da veterani dell’esercito, investigatori privati e professionisti per aiutare i genitori a riabbracciare i loro bambini. L’iniziativa, detta “Capitano dei papà”, si propone di offrire supporto a chi si trova in situazioni simili a quella vissuta da lui.
Un’esperienza personale che diventa un impegno collettivo
La vicenda di DauSchmidt ha avuto inizio nel 2024, quando la sua ex moglie portò il figlio in Romania senza il suo consenso. Dopo aver denunciato la sottrazione, il padre decise di agire direttamente, organizzando un blitz che portò il bambino a casa. L’operazione, denominata “Gardaland” in onore del parco giochi preferito del figlio, fu condotta con l’aiuto di un aereo e di detective. Il figlio, però, non è stato restituito immediatamente, e la vicenda ha visto un lungo iter giudiziario. A due anni di distanza, DauSchmidt ha deciso di mettere a disposizione la sua esperienza per aiutare altri genitori in difficoltà.
«Voglio che nessuno si trovi a vivere quello che ho passato io», ha dichiarato DauSchmidt, spiegando che la sua squadra è composta da professionisti in grado di intervenire dove le procedure ufficiali non bastano. L’obiettivo è aiutare i genitori a proteggere i loro figli, soprattutto in situazioni in cui i tempi delle istituzioni si allungano. «La maggioranza dei genitori “rimasti indietro” è composta da padri», ha aggiunto, sottolineando l’importanza del ruolo dei genitori maschi in questa battaglia.
Un processo lungo e complesso
La vicenda giudiziaria di DauSchmidt è ancora in corso. Il processo alla madre è stato fissato al 3 dicembre, ma le udienze sono state spostate più volte. DauSchmidt ha speso oltre 37mila euro per il recupero del figlio, tra voli, noleggi e attività investigative. L’operazione ha richiesto un impegno personale notevole, ma il risultato è stato positivo. Tuttavia, la madre ha continuato a portare il figlio in Romania, utilizzando un’auto con targa romena, in contrasto con le regole previste per le visite. DauSchmidt ha contestato il comportamento dei Servizi Sociali, sostenendo che il trasporto del figlio non era stato autorizzato e che gli operatori hanno agevolato la madre in due occasioni.
La madre, tuttavia, ha diritto a visite protette due volte alla settimana. DauSchmidt ha chiesto al tribunale romeno un divieto di avvicinamento, ma la richiesta è stata respinta. Il tribunale ha ritenuto non provato un pericolo concreto per la donna o per il bambino. La madre è stata anche condannata a pagare 4.945,60 euro di spese legali. Nonostante ciò, DauSchmidt non ha smesso di combattere, e continua a dedicare la sua esperienza a chi si trova in situazioni simili.
Un impegno per i genitori che non si arrendono
La sua iniziativa, detta “Capitano dei papà”, si propone di offrire supporto a genitori che si trovano in situazioni di sottrazione di figli. DauSchmidt ha ricevuto richieste di consiglio da tante persone e ha ottenuto già alcuni risultati. L’obiettivo è aiutare i genitori a proteggere i loro figli, soprattutto in situazioni in cui i tempi delle istituzioni si allungano. «Non avrei mai riavuto mio figlio» ha detto DauSchmidt, ricordando come la politica ufficiale del Governo rumeno non permettesse il recupero dei minori. Con la sua squadra, vuole che altri genitori non debbano vivere lo stesso dramma.
