Medici di base solo via App, anziani in difficoltà: «Ho preso l’antibiotico del cane»
Anziani si rivolgono a farmacie per antibiotici, senza visita medica.
La sanità in Italia si trova a un bivio tra innovazione e accesso equo, come dimostrano le testimonianze di anziani che si trovano in difficoltà a ottenere cure essenziali. A Sacile, in provincia di Pordenone, la situazione appare particolarmente complessa: il medico di base è accessibile solo tramite app, e molti pazienti, soprattutto di età avanzata, non riescono a gestire questa transizione. «Una visita per l’antibiotico indicato dal dentista? Ho preso quello del cane», racconta una donna, nome di fantasia, che si fa portavoce di un’istanza comune tra gli anziani. La sua esperienza è solo una delle tante che mettono in luce i limiti del sistema sanitario in un contesto di crescente digitalizzazione.
La tecnologia non è per tutti
La dimestichezza con la tecnologia non è uguale per tutti, e questo divario si fa sentire soprattutto tra i più anziani. «Personalmente mi sono sentita chiedere da una segretaria quali sintomi presentassi, così che lei potesse riferirli, ma onestamente non mi sembra corretto che io debbia parlare della mia salute ad altri che non siano il dottore», racconta una paziente. In alcuni ambulatori, si chiede addirittura di prenotare l’appuntamento con la segretaria, non con il medico. La App poi sarà anche più conveniente per il medico, ma azzera completamente il rapporto dottore-paziente, lo rende una prassi fredda e lontana. Una donna ha scelto di rivolgersi a professionisti privati, ma non lo trova giusto.
Il rischio del fai da te
Un caso drammatico emerge da una testimonianza anonima: «Il dentista mi aveva raccomandato una copertura con antibiotico per tre giorni prima di un lavoro da lui piuttosto complesso. Al telefono il dottore non accetta di farmi la ricetta perché mi vuole vedere, visitare. Sinceramente stufo di girare avanti e indietro, ho risolto prendendo l’antibiotico che avevo dovuto dare al mio cane qualche mese prima. Del resto il veterinario mi ha sempre detto che sono uguali, solo che i farmaci per gli animali ce li fanno pagare di più». Questo tipo di scelta, pur motivata da una situazione di emergenza, rappresenta un rischio per la salute. «Ecco, il rischio di un pericoloso fai da te, se la macchina sanitaria non funziona, è sempre più uno spettro palpabile», sottolinea un osservatore.
La situazione si complica ulteriormente con l’obbligo di lavoro per i medici di base. «Un vecchio Mmg con 1.800 assistiti, che già si spende molto per i tanti pazienti che ha, viene pagato per questo 38,72 euro l’ora. Un nuovo Mmg con 1.500 assistiti, invece, quelle sei ore le ha già incorporate nel nuovo modello di ruolo unico», spiega Liviana Covre, anima dell’Osservatorio Salute Pubblica. «Quindi tra i due cambia profondamente la natura dell’obbligo e il modo in cui quelle ore si collocano nell’organizzazione complessiva del lavoro – tanto che Covre si chiede – Una riforma sanitaria può essere efficace se finisce per mettere gli stessi professionisti gli uni contro gli altri?».
La mancanza di informazioni e la scarsa visibilità del PUA (Punto Unico d’Accesso) non aiutano a risolvere il problema. A Sacile, il PUA si trova a lato della Casa di Comunità, ma è ancora poco conosciuto. «Sinceramente appare inopportuna, seppur veritiera, la risposta che «in portineria sono bravissime e danno tutte le informazioni che servono» ma che dovrebbe dare il PUA», osserva un cittadino. Esiste un servizio gratuito di aiuto tecnologico, ma non è sufficiente a risolvere le problematiche quotidiane. La sanità, in questo contesto, sembra sempre più distante dalle esigenze reali dei cittadini, soprattutto degli anziani, che si trovano a dover navigare in un sistema che non è ancora pronto per loro.
