La Russia si prepara alla mobilitazione, i cittadini fuggono in cerca di nuove opportunità
La Russia si prepara alla mobilitazione, i cittadini fuggono in cerca di nuove opportunità.

La Russia si prepara alla mobilitazione, un tema che ha guadagnato ampiezza a metà agosto quando Volodymyr Zelensky ha sostenuto che la Russia fosse in procinto di mobilitare 300mila nuovi effettivi. I russi, però, intuiscono la situazione e si stanno di nuovo accalcando ai confini del paese, cercando nuove opportunità in paesi vicini. Nel secondo trimestre del 2026, i voli russi verso Yerevan sono aumentati del 17 per cento rispetto all’anno prima, segno di un’emigrazione in aumento. La mobilitazione, se dovesse avvenire, potrebbe coinvolgere 12 milioni di persone, tra i 18 e i 30 anni, un gruppo che ha molto da perdere in un conflitto che non sembra voler finire.
Leggi nuove e registri elettronici
Le nuove leggi russe, approvate nel 2023 e in vigore da primavera, hanno reso più semplice e rapida la mobilitazione. Il testo sostituisce una legge del 1998 e istituisce un registro elettronico unico della chiamata alle armi. La notifica di mobilitazione è automaticamente considerata come consegnata sette giorni dopo l’iscrizione nel registro, senza necessità di firma. Questo sistema ha reso più difficile per i cittadini evitare la chiamata, con conseguenze come l’impossibilità di lasciare il paese, operare come imprenditore o registrare immobili. La legge del luglio 2025 ha anche equiparato i meccanismi di difesa civile in tempo di pace a quelli previsti in tempo di mobilitazione, di legge marziale e di guerra, aumentando la portata delle misure restrittive.
La Rosgvardia, corpo di sicurezza diretto da Viktor Zolotov, ex guardia personale di Putin, ha un ruolo cruciale in questa nuova struttura. Il corpo si è già dato un nuovo regolamento per conformarsi alle nuove leggi, con il compito di intervenire in caso di tensioni sociali o tentativi di golpe legati all’esercito o all’Fsb. Inoltre, un decreto ministeriale in fase di approvazione permetterà alle forze armate di accedere alle informazioni personali dei mobilitati e dei loro familiari, tra cui conti bancari, trattamenti medici e dati occupazionali. Questo controllo esteso potrebbe aiutare a monitorare eventuali renitenze o diserzioni.
La fuga dei cittadini e le nuove destinazioni
La fuga dei cittadini, però, non è semplice. Il Kazakistan, ad esempio, ha registrato un aumento dei residenti permanenti dalla Russia, ma il caso di Kačkurkin ha mostrato che non è sempre la destinazione ideale per chi cerca di evitare la chiamata alle armi. Il caso di un informatico nato in Crimea, espulso in base a accuse risibili, ha evidenziato la complessità delle vie di fuga. Inoltre, la Serbia e tutta l’America Latina – Argentina, Brasile, Cile, Messico, Perù, Uruguay, Costa Rica – hanno visto un aumento dei trasferimenti di cittadini russi dal 2022.
La mobilitazione, se dovesse avvenire, potrebbe coinvolgere 12 milioni di persone, tra i 18 e i 30 anni, un gruppo che ha molto da perdere in un conflitto che non sembra voler finire. I russi, però, stanno già reagendo, con un aumento del 17 per cento dei voli verso Yerevan e un incremento delle richieste di informazioni per emigrare. La fuga, però, non è semplice: il Kazakistan, ad esempio, ha registrato un aumento dei residenti permanenti dalla Russia, ma il caso di Kačkurkin ha mostrato che non è sempre la destinazione ideale per chi cerca di evitare la chiamata alle armi.
La Russia, con le nuove leggi e la struttura militare in evoluzione, si prepara a una mobilitazione di massa, ma i segnali di fuga dei cittadini e l’incremento delle richieste di emigrazione indicano una situazione di tensione crescente. La mobilitazione, se dovesse avvenire, potrebbe portare a conseguenze significative, non solo per chi è chiamato alle armi, ma anche per la società civile e l’economia del paese.
