Il caldo estremo e l’aria condizionata: l’Europa ha alternative al modello americano

L’Europa affronta il caldo estremo e l’aumento dell’uso dell’aria condizionata. Soluzioni alternative al modello americano potrebbero mitigare l’impatto energetico e ambientale.

Edifici con tetti riflettenti e reti di teleraffrescamento in una città europea durante un’ondata di calore
Edifici con tetti riflettenti e reti di teleraffrescamento in una città europea durante un’ondata di calore

Il caldo estremo e l’aumento dell’uso dell’aria condizionata stanno mettendo sotto pressione le reti elettriche e l’ambiente in tutta l’Europa. Con temperature record e un numero crescente di famiglie che installano condizionatori, il sistema energetico si trova a fronteggiare un incremento significativo della domanda, soprattutto nei mesi estivi. Secondo dati recenti, in Italia i consumi elettrici sono aumentati del 4,4 per cento durante un’ondata di calore di giugno rispetto alla settimana precedente. Questo fenomeno non è limitato a un singolo Paese, ma rappresenta una sfida comune per l’intero continente.

Un modello diverso per il raffrescamento urbano

Sebbene l’America abbia un modello di diffusione capillare dei condizionatori, l’Europa potrebbe scegliere alternative più sostenibili e efficienti. Secondo Carlo Ratti, architetto e ingegnere, l’Europa non dovrebbe limitarsi a copiare il modello statunitense. Il condizionatore tradizionale funziona secondo un principio sviluppato nel 1902, ma il calore che viene scaricato all’esterno non scompare, ma si accumula nelle strade e nei quartieri, contribuendo a ulteriori riscaldamenti urbani. Una soluzione alternativa potrebbe consistere nel collegare gruppi di edifici a reti di teleraffrescamento, che distribuiscono acqua fredda attraverso tubazioni dedicate. Queste reti sfruttano fonti naturali come fiumi o laghi per produrre acqua refrigerata e la distribuiscono in modo centralizzato. A Parigi, ad esempio, esiste una rete pubblica di teleraffrescamento gestita da Fraîcheur de Paris, che utilizza l’acqua della Senna per disperdere il calore generato dal sistema. Un modello simile è attivo a Ginevra, dove la rete sfrutta l’acqua del lago.

Il fotovoltaico e l’efficienza energetica

Un altro aspetto cruciale per mitigare l’impatto dell’aumento della domanda elettrica è la diffusione del fotovoltaico. Uno studio dedicato all’Italia ha mostrato che i giorni in cui cresce il bisogno di climatizzazione sono anche quelli in cui i pannelli solari producono di più. Se la loro diffusione sui tetti italiani crescerà in linea con l’attuale piano nazionale, passando da circa il 6 per cento delle famiglie al 22-24 per cento entro il 2050, il fotovoltaico potrebbe compensare circa la metà dell’aumento della domanda elettrica per il raffrescamento.

Il fotovoltaico non è però una soluzione completa. Come osserva Ratti, prima ancora di produrre più freddo bisogna ridurre il bisogno di raffrescamento. Edifici meglio progettati, schermature solari, ventilazione, tetti riflettenti e alberi possono fare la loro parte. Il calore non sparisce, ma finisce nelle strade, e il sistema deve essere pensato in modo integrato, non solo per singoli edifici, ma per interi quartieri.

Le reti di teleraffrescamento e i sistemi di accumulo possono rendere più efficiente l’uso dell’energia. L’acqua può essere utilizzata anche per accumulare il freddo, raffreddata quando l’elettricità è più abbondante o meno costosa e conservata per essere usata nelle ore più calde. Questo approccio riduce i picchi di consumo e distribuisce meglio la domanda nel corso della giornata. Nessuna di queste soluzioni, però, basta da sola. L’Europa deve trovare un equilibrio tra tecnologia, progettazione e politica, per garantire il fresco senza trasformare l’adattamento al caldo in un nuovo problema energetico e sociale.