Il governo Meloni chiede 130 milioni a Eni e Enel per il decreto benzina, senza tassare gli extraprofitti
Il governo Meloni chiede 130 milioni a Eni e Enel per finanziare un sconto sulle accise del gasolio, evitando di tassare gli extraprofitti.

Un meccanismo finanziario per il caro carburanti
Il governo di Giorgia Meloni ha adottato un meccanismo finanziario per finanziare l’ultima misura contro il caro carburanti, chiedendo a Eni e Enel un prestito di 130 milioni di euro. La misura, denominata “anticipo sui dividendi”, permette al governo di ottenere liquidità immediata senza imporre una tassa sugli extraprofitti. Questo sistema, descritto come un prestito a tasso zero, si basa su un contributo anticipato da parte delle due aziende energetiche, con l’obbligo di versare il 39% delle ritenute e delle imposte sostitutive relative agli utili già deliberati ma non ancora distribuiti.
Il governo ha scelto di non tassare gli extraprofitti, ma di richiedere un anticipo sui dividendi. Questo approccio permette di evitare un’onere fiscale diretto sulle società energetiche, ma implica un’operazione finanziaria che potrebbe influenzare i calendari di distribuzione degli utili per le aziende coinvolte.
Le condizioni per il prestito
La norma approvata dal Consiglio dei ministri è stata disegnata su misura per i grandi player nazionali dell’energia. Per essere soggetti al contributo, le aziende devono rispettare due requisiti: ricavi complessivi superiori a 20 miliardi di euro e svolgere attività specifiche nel settore energetico, come estrazione, produzione, importazione, raffinazione, distribuzione e vendita di petrolio, gas naturale e energia elettrica. Questi due criteri hanno limitato il perimetro del meccanismo a Eni e Enel, due gruppi molto grandi e consolidati. Eni e Enel sono i soli due gruppi che soddisfano i requisiti fissati dal governo. Questo ha reso possibile l’operazione finanziaria, che non implica effetti strutturali per le aziende coinvolte, ma richiede un versamento entro il 30 novembre.
Il governo ha calcolato che il bacino dei dividendi già deliberati ma ancora da distribuire ammonta a circa 1,7 miliardi di euro. Su queste rendite si applica un’aliquota media di imposta del 19,7%. Con la richiesta di anticipare il 39% di questo gettito, il governo punta a ottenere un’entrata immediata per il 2026 pari a 130,3 milioni di euro. Questa cifra, pur non coprendo un nuovo taglio delle accise, aiuta l’esecutivo a far quadrare i conti e a far fronte al caro carburanti.
La misura è una soluzione alternativa al taglio delle accise sul diesel, che è stato prorogato per il rientro dalle vacanze. La misura, però, non è permanente e potrebbe cambiare in base alle condizioni economiche e ai bisogni del mercato. Il governo ha optato per un sistema che permetta di ottenere liquidità immediata senza imporre una tassa sugli extraprofitti, ma che richieda un contributo anticipato da parte delle aziende energetiche. Il governo ha scelto di non tassare gli extraprofitti, ma di richiedere un anticipo sui dividendi. Questo approccio permette di evitare un’onere fiscale diretto sulle società energetiche, ma implica un’operazione finanziaria che potrebbe influenzare i calendari di distribuzione degli utili per le aziende coinvolte.
