Alfonso Signorini denuncia Google per diffamazione: chiede 5 milioni di euro
Alfonso Signorini denuncia Google per diffamazione e chiede 5 milioni di euro, riferendosi ai video di Fabrizio Corona su YouTube.

Alfonso Signorini, ex volto televisivo e direttore di «Chi», ha presentato una causa civile contro Google per un danno stimato in 5 milioni di euro, riferendosi ai video di Fabrizio Corona su YouTube. L’ex conduttore, che soffre di panico e disturbi post-traumatici, sostiene che le puntate del format «Falsissimo» hanno causato un grave danno psicologico e economico. Secondo i legali, Google avrebbe omesso di agire tempestivamente per rimuovere contenuti diffamatori, nonostante numerose segnalazioni e diffide.
Un danno psicologico e economico rilevante
Secondo gli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, l’attacco digitale ha avuto conseguenze profonde sulla vita di Signorini, che ha subìto una «sindrome ansioso-depressiva con manifestazioni fobico-sociali». Gli avvocati riportano che il conduttore ha costruito un patrimonio reputazionale di valore economico e professionale, che l’attacco ha messo in pericolo. I legali sottolineano che l’immagine pubblica di Signorini, essenziale per il suo lavoro, è stata danneggiata in modo significativo.
Il danno economico è stato stimato in base ai compensi ricevuti da Mediaset.
Secondo i legali, il contratto di Signorini prevedeva un corrispettivo minimo annuale di un milione e duecentomila euro, di cui 480mila euro erano imputati allo sfruttamento dei diritti di immagine. Prima dell’autosospensione, l’ex direttore di «Chi» aveva un reddito stabile, che ora rischia di essere compromesso a causa della campagna diffamatoria. Gli avvocati sostengono che la reputazione di Signorini è stata danneggiata in modo irreparabile.
Una campagna diffamatoria che ha danneggiato la sua immagine
La vicenda ha visto Fabrizio Corona accusare Signorini di ricatti sessuali verso concorrenti del «Grande Fratello», una narrazione che, secondo i legali, è stata costruita per rappresentarlo come protagonista di condotte indegne. La campagna, che ha coinvolto YouTube, ha portato a una deformazione della sua immagine pubblica, proiettandolo come emblema di un presunto «sistema» di scambi di potere. Gli avvocati affermano che questa narrazione ha avuto un impatto devastante sulla sua vita privata e professionale.
Google è visto come responsabile per l’omissione di azioni.
Secondo i legali, Google, come gestore di YouTube, ha omesso di agire tempestivamente per rimuovere i contenuti diffamatori, nonostante numerose segnalazioni e diffide. Gli avvocati sostengono che il colosso tecnologico ha «consapevolmente consentito la permanenza, la reiterazione e l’amplificazione di contenuti manifestamente diffamatori». La causa, depositata a maggio, punta a ottenere un «risarcimento integrale di tutti i danni sofferti» da parte di Signorini. La causa è stata presentata davanti al Tribunale di Milano, con l’udienza fissata al 20 dicembre. Gli avvocati hanno ricostruito la timeline della vicenda, partendo dal 15 dicembre 2025, data della prima puntata di «Falsissimo» dedicata a Signorini. L’ordinanza del Tribunale di Milano aveva bloccato il caricamento del secondo episodio, ma il provvedimento è stato ridimensionato dopo l’impugnazione di Corona. Gli avvocati sostengono che Google ha agito in modo omissivo e consapevole, nonostante le richieste di rimozione.
- Signorini ha subìto un danno psicologico e economico significativo.
- Google è stato accusato di non aver agito tempestivamente per rimuovere contenuti diffamatori.
- La causa è stata depositata a maggio e l’udienza è fissata al 20 dicembre.
La vicenda rappresenta un caso emblematico di diffamazione digitale e di responsabilità delle piattaforme di condivisione. Gli avvocati di Signorini sostengono che il danno subìto è stato profondo e duraturo, con conseguenze che si estendono al suo posizionamento sul mercato editoriale e televisivo. La causa potrebbe aprire un dibattito più ampio sul ruolo delle aziende tecnologiche nel controllo dei contenuti diffamatori.
