Putin respinge il piano di Zelensky, a Mosca arriva il capo della CIA
Putin respinge il piano di pace di Zelensky, a Mosca arriva il capo della Cia per negoziare.

Il Cremlino ha respinto al mittente il piano di pace avanzato da Volodymyr Zelensky, che prevedrebbe la creazione di una zona economica franca controllata da Paesi terzi. Intanto, a Mosca è arrivato il direttore della CIA, John Ratcliffe, in una missione non annunciata ma seguita da un aereo militare partito da Maryland e atterrato a Vnukovo. La visita del capo dell’agenzia USA, la prima da quando la guerra ha iniziato a novembre 2021, ha suscitato interesse e interrogativi su possibili contatti tra Washington e Mosca. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha liquidato l’ipotesi di una soluzione di pace proposta da Zelensky, sottolineando che il Donbass è un territorio russo e non può essere gestito da un terzo Paese.
La missione di Ratcliffe a Mosca
John Ratcliffe, il direttore della CIA, ha svolto una missione in Russia non annunciata, ma la sua presenza è stata segnalata da un aereo militare che ha atterrato a Vnukovo dopo uno scalo a Riga. La sua visita, che ha durato solo poche ore, è avvolta nel mistero, con non chiaro se si sia concentrata su Kiev o su Teheran. Gli Stati Uniti avrebbero chiesto ai vertici ucraini di sospendere gli attacchi alla Russia fino alla partenza del capo dell’agenzia d’intelligence americana. La gita di Ratcliffe, avvenuta in un momento in cui il conflitto sembra essere in stallo, ha suscitato domande su possibili contatti ad alto livello tra il Cremlino e gli USA di Donald Trump.
La mediazione vaticana e il messaggio di Gallagher
Intanto, a Mosca è arrivato il segretario per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali della Santa Sede, Paul Richard Gallagher, che ha incontrato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. «Questa guerra deve finire», ha affermato Gallagher, sottolineando che il conflitto non può essere risolto con mezzi militari e che la diplomazia vaticana è a disposizione per avviare negoziati. Il portavoce del Cremlino ha respinto l’ipotesi di una zona economica franca, sottolineando che il Donbass è un territorio russo e non può essere gestito da un terzo Paese. La Santa Sede ha espresso la sua disponibilità a collaborare alla risoluzione di questioni umanitarie, come il ritorno dei bambini alle loro famiglie e lo scambio di prigionieri.
Nonostante le visite di Gallagher e Ratcliffe, non ci sono segnali di passi concreti nei negoziati. Il Cremlino ha respinto anche l’ipotesi di esercitazioni di una “Forza multinazionale per l’Ucraina” annunciata dal presidente francese Emmanuel Macron. Il portavoce del Cremlino ha ribadito che lo schieramento di contingenti militari stranieri dei Paesi della NATO è inaccettabile. La guerra, purtroppo, continua: droni e missili continuano a colpire diverse regioni ucraine, con nuovi episodi di violenza lungo la frontiera con la Moldavia.

La visita di Ratcliffe ha suscitato domande su possibili contatti tra il Cremlino e gli USA di Trump. La sua missione, avvenuta in un momento di stallo, ha suscitato interesse e curiosità. Gli Stati Uniti avrebbero chiesto ai vertici ucraini di sospendere gli attacchi alla Russia fino alla partenza del capo dell’agenzia d’intelligence americana. La gita di Ratcliffe, avvenuta in un momento in cui il conflitto sembra essere in stallo, ha suscitato domande su possibili contatti ad alto livello tra il Cremlino e gli USA di Donald Trump.
La Santa Sede ha espresso la sua disponibilità a collaborare alla risoluzione di questioni umanitarie. Il segretario per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali della Santa Sede, Paul Richard Gallagher, ha incontrato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. «Questa guerra deve finire», ha affermato Gallagher, sottolineando che il conflitto non può essere risolto con mezzi militari e che la diplomazia vaticana è a disposizione per avviare negoziati. La Santa Sede ha espresso la sua disponibilità a collaborare alla risoluzione di questioni umanitarie, come il ritorno dei bambini alle loro famiglie e lo scambio di prigionieri.
