Iran: la resistenza economica ha stupito il mondo, ma la crisi persiste
Il presidente iraniano ammette la crisi economica, ma sottolinea la coesione nazionale e la resistenza internazionale.
Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha ammesso in un discorso televisivo che il Paese affronta gravi difficoltà economiche, ma ha sottolineato che la resistenza del popolo e la coesione nazionale hanno smentito le previsioni di un collasso simile a quello del Venezuela. L’episodio si colloca in un contesto di tensioni internazionali, con l’Iran che subisce una serie di attacchi informatici e sanzioni statunitensi. L’incursione informatica contro una centrale elettrica britannica, attribuita a gruppi legati al regime iraniano, ha suscitato preoccupazioni in Europa e negli Stati Uniti.
La guerra informatica e la crisi economica
Secondo il Telegraph, un gruppo di hacker affiliati all’Iran ha riuscito a bloccare una centrale elettrica britannica per quattro giorni, un evento senza precedenti per il Regno Unito. L’attacco, che ha interessato un impianto relativamente piccolo, non ha causato interruzioni significative al sistema elettrico nazionale. Tuttavia, l’operazione ha suscitato preoccupazioni per la sicurezza delle infrastrutture strategiche. L’incursione si è verificata nello stesso periodo in cui gruppi hacker hanno attaccato infrastrutture idriche negli Stati Uniti, interessando dodici Stati e causando allarme alla Casa Bianca.
La resistenza iraniana ha stupito il mondo.
Pezeshkian ha ribadito che l’Iran sta combattendo una guerra economica, militare e di sicurezza su vasta scala, e che la coesione nazionale ha smentito le previsioni di un collasso. Il presidente ha ammesso che il governo si vergogna per i problemi economici, ma ha sottolineato che il Paese è diventato una potenza che ha stupito il mondo per la sua resistenza e solidarietà. Le sanzioni statunitensi, che il presidente ha definito “più schiaccianti o terrificanti”, non hanno avuto l’effetto previsto, e l’Iran continua a mantenere la sua coesione interna.
La guerra totale e le sanzioni
Il presidente ha risposto al piano di sanzioni americane, affermando che l’Iran è impegnato in una guerra totale sul fronte economico, militare e della sicurezza. Gli Stati Uniti, attraverso il piano di sanzioni, hanno cercato di aumentare la pressione sull’economia iraniana, ma il governo ha rifiutato di cedere. Pezeshkian ha sottolineato che il Paese ha affrontato diverse ondate di proteste, spesso scatenate dal deterioramento della situazione economica, dall’inflazione e dal calo del potere d’acquisto. Le autorità hanno riportato oltre 3.000 morti, attribuendo le violenze ad “atti terroristici” orchestrati da Stati Uniti e Israele.

Le sanzioni non hanno avuto l’effetto previsto.
Il governo iraniano ha dichiarato di impegnarsi con “tutto il cuore” per superare l’inflazione, i problemi di sussistenza e la disoccupazione, e per garantire un futuro al popolo. Pezeshkian ha ribadito che il Paese sta affrontando una guerra su diversi fronti, tra cui le sanzioni, le pressioni e i continui attacchi informatici. L’Iran ha anche accusato gli Stati Uniti di voler imporre sanzioni “più schiaccianti o formidabili”, definendo la situazione come una guerra impari.
La resistenza e le prospettive
Il presidente ha sottolineato che il popolo iraniano ha “compiuto un miracolo” e che il governo continuerà a servire il popolo, migliorando le sue vite e superando le crisi con forza. Pezeshkian ha lanciato un appello per porre fine alle ostilità con Washington, partendo da una posizione di vantaggio negoziale. L’Iran, nonostante la crisi, ha mantenuto la sua coesione e resistenza, dimostrando una capacità di adattamento e di sopravvivenza in un contesto di tensioni internazionali.
