Madre e figlia uccise con la ricina, il marito in questura. Confronto con l’amica Monia: «gravi discordanze»
Indagini in corso per omicidio con ricina: marito e figlia negativi, confronto con amica Monia segna svolta.

Il 21 agosto 2026, a Campobasso, si svolge un confronto cruciale tra Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara, entrambe uccise con la ricina lo scorso dicembre a Pietracatella, e Monia, sua amica d’infanzia e insegnante di matematica. L’incontro, durato sei ore, si svolge alla Questura e vede la presenza della procuratrice Elvira Antonelli e del capo della Mobile Marco Graziano. Tra i due «gravi discordanze» emergono, come riferisce il quotidiano Molisano Primo Piano. L’inchiesta, che ha visto il coinvolgimento di centinaia di persone e il sequestro di documenti, procede con intensità anche durante il ponte di Ferragosto.
Analisi tedesche e discordanze
Da Berlino sono arrivati i primi esiti degli esami del sangue di Gianni Di Vita e della figlia Alice, condotti dal Robert Koch Institute. I risultati indicano una «negatività» alla ricina per entrambi, in linea con quanto già rilevato mesi fa dal Centro Antiveleni di Pavia. Tuttavia, il dato non coincide con la versione fornita dall’uomo, il quale ha raccontato di aver avuto contatto con alimenti contaminati, al punto da essere ricoverato insieme a moglie e figlia allo Spallanzani di Roma. La procuratrice Antonelli ha precisato che non c’è ancora una comunicazione scritta circa la positività anticorpale, e che l’esame è particolarmente complesso.
Due filoni d’indagine
A Larino si procede in parallelo su due filoni: uno per omicidio colposo, che riguarda cinque medici dell’ospedale di Campobasso, e uno per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, avviato a marzo dopo i primi esami tossicologici. Gli inquirenti hanno sequestrato un computer e dieci pen drive dello studio di Di Vita, che potrebbero contenere informazioni utili. L’inchiesta ha visto l’ascolto di centinaia di persone e la convocazione di volti mai sentiti prima, anche durante il periodo di Ferragosto, quando la macchina giudiziaria italiana di solito rallenta.
Il confronto tra Di Vita e Monia ha rivelato «gravi discordanze» tra le loro dichiarazioni. Monia, legata a Di Vita da un’amicizia che risale all’adolescenza, è stata ascoltata per la terza volta, mentre Di Vita, commercialista e ex sindaco Pd di Pietracatella, ha già avuto cinque audizioni. Il quotidiano Primo Piano ha riferito che il team tedesco avrebbe già individuato il «vettore» della ricina, forse una bevanda o l’acqua, un dato che potrebbe restringere il perimetro dell’inchiesta. La procuratrice Antonelli ha però sottolineato che non ci sono, allo stato, indagati per il duplice omicidio.
La situazione resta complessa e in evoluzione, con nuovi elementi che potrebbero modificare la direzione delle indagini. L’ipotesi di un vettore alimentare, se confermata, potrebbe portare a una svolta significativa. Intanto, i familiari delle vittime continuano a essere coinvolti, con il marito e la figlia in ricovero e l’amica Monia al centro di un confronto che potrebbe rivelare nuovi elementi cruciali per l’inchiesta.
