L’Europa non blocca l’export di armi a Putin, pur avendo imposto sanzioni

L’Europa non riesce a interrompere l’export di armi a Putin, nonostante le sanzioni. Triangolazioni via Turchia e Kirghizistan aumentano.

L’Europa continua a mandare armi a Putin attraverso triangolazioni via Turchia e Kirghizistan
L’Europa continua a mandare armi a Putin attraverso triangolazioni via Turchia e Kirghizistan

L’Europa non riesce a interrompere l’export di beni utili alla guerra in Ucraina, nonostante le sanzioni e i divieti imposti. Nonostante l’invasione russa del febbraio 2022, il traffico di materiali utili alla guerra non si è mai del tutto fermato. Anzi, si è evoluto attraverso nuove rotte e metodi, con la Turchia e il Kirghizistan diventati hub chiave per la distribuzione di prodotti dual use, utilizzati per la produzione di armamenti e apparecchiature militari.

Triangolazioni e sanzioni inutili

Le sanzioni dell’Unione europea, sebbene siano aumentate nel tempo, non hanno fermato il flusso di beni verso la Russia. Al contrario, si sono sviluppate nuove forme di triangolazione, con la Turchia e il Kirghizistan diventati intermediari chiave. Secondo un’analisi dell’istituto tedesco Ifo, nel 2024 le esportazioni dirette sono state sostituite da quelle indirette, passando attraverso la Turchia, Hong Kong, Emirati Arabi Uniti e altri paesi. Questo ha reso più difficile il controllo e la sanzione delle operazioni. Un caso recente ha visto l’azienda austriaca smantellata per aver fornito attrezzature ad alta precisione utilizzate per produrre motori di missili da crociera e aerei da combattimento russi. L’azienda aveva falsificato le informazioni sul destinatario e utilizzato una rete di società di comodo in diversi paesi. Non è un caso isolato: mesi prima, un uomo d’affari russo, Nikita S., è stato arrestato per aver usato la società Global Trade, registrata in Germania, per acquistare componenti da aziende europee e inviarle in Russia via Turchia.

Le sanzioni non bastano a bloccare il traffico di beni dual use.

Un sistema di controllo inadeguato

Le legislazioni nazionali e europee prevedono controlli solo per certi prodotti in fase di export, ma non sono sufficienti a bloccare il traffico. «In generale la componentistica di alto livello tecnologico e chimico può essere usata anche dall’industria militare», spiega Francesco Vignarca della Rete pace e disarmo. «Bisognerebbe uscire dall’ottica restrittiva secondo cui i materiali dual use sono un elenco molto specifico e cercare di normarli come se fossero un sistema d’arma e fare un ragionamento ad ampio raggio su quel tipo di commercio che può avere dei risvolti industriali militari».

Questo approccio, però, andrebbe contro gli interessi delle aziende e di alcuni paesi che l’UE non può permettersi di inimicarsi. La Turchia, in particolare, è considerata un alleato strategico per l’Europa, nonostante le triangolazioni verso la Russia. «La Turchia dal punto di vista della sicurezza conta troppo per l’UE e questo il governo turco lo sa bene, per questo sa che ha dei margini di manovra», spiega Nathalie Tocci, professoressa dell’Università Johns Hopkins.

La Turchia ha margini di manovra grazie al rapporto strategico con l’Europa.

Nel ventesimo pacchetto di sanzioni, l’Unione europea ha vietato l’esportazione in Kirghizistan di macchine a controllo numerico computerizzato (Cnc), utilizzate nella produzione di componenti di alta precisione per armamenti e apparecchiature di telecomunicazione. Le esportazioni di questi beni verso il Kirghizistan sono aumentate di quasi l’800 per cento nei primi 10 mesi del 2025, mentre quelle kirghise verso la Russia sono cresciute del 1.200 per cento. Le sanzioni secondarie dovrebbero mettere fine a questa triangolazione, ma ci sono altri paesi a cui l’UE difficilmente applicherebbe restrizioni simili, come ad esempio la Turchia.

«L’UE non solo non sta usando sanzioni secondarie contro la Turchia nonostante le triangolazioni verso la Russia, ma non ha nemmeno criticato Ankara per la repressione politica interna», spiega Tocci. L’errore di Bruxelles è stato il non portare avanti l’integrazione dell’unione doganale con la Turchia, un tema molto caro al governo turco. Al momento solo i prodotti industriali e quelli agricoli trasformati sono esenti dai dazi, ma ogni progresso su questo capitolo è fermo da anni. «Se l’UE fosse disposta a dare alla Turchia qualcosa che le interessa veramente, allora avrebbe molta più credibilità e potrebbe chiedere ad Ankara un cambio di passo su alcuni dossier», conclude Tocci. L’Europa, però, sembra non essere in grado di trovare un equilibrio tra sicurezza e relazioni internazionali, permettendo così che il traffico di armi proseguia.