Sanzioni UE alla Russia non toccano le pelli di zibellino, l’ong denuncia doppio standard
L’Ue rimuove il divieto sulle pelli di zibellino, l’ong denuncia pressione italiana e doppio standard.

L’Unione Europea ha deciso di rimuovere il divieto sul commercio delle pelli di zibellino provenienti dalla Russia, un provvedimento introdotto ad aprile e ora annullato nel 21esimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. L’ong animalista Humane World for Animals ha denunciato una retromarcia “surreale” della Commissione UE, attribuendo la decisione a pressioni provenienti dall’Italia e dalla Grecia. L’obiettivo, secondo l’associazione, è permettere alle aziende europee di continuare a importare e vendere pelli di lusso, pur mantenendo l’immagine di un regime sanzionatorio coerente con i principi di solidarietà nei confronti dell’Ucraina.
Un doppio standard inaccettabile
La decisione ha suscitato critiche per il contrasto tra le sanzioni estese ai beni di lusso russi e l’esenzione per le pelli di zibellino, un prodotto di nicchia ma di alto valore. “Cedere in questo modo alle pressioni della lobby della pellicceria rivela un doppio standard profondamente preoccupante”, ha dichiarato Joanna Swabe, direttrice delle Relazioni istituzionali di Humane World for Animals Europe. L’ong sottolinea come le pellicce di zibellino non rappresentino un bisogno essenziale, ma siano simboli di status ottenuti attraverso la sofferenza degli animali, commercializzati per sostenere un’industria ormai in declino.
Un mercato di lusso in crescita
Le pelli di zibellino, provenienti da piccoli mammiferi carnivori dell’Asia centrale, sono molto ricercate nel settore della moda di lusso. Un soprabito può partire da qualche migliaio di euro, ma mediamente costa diverse decine di migliaia, con cappotti che possono superare i centomila euro. La decisione di rimuovere il divieto rischia di permettere alle aziende europee di trarre profitto dalle pelli russe, presentando al contempo ai cittadini l’illusione di un regime sanzionatorio fondato su principi coerenti. “Questo è un controsenso che non può essere ignorato”, ha sottolineato l’ong.
La Commissione UE, guidata da Ursula von der Leyen, ha giustificato la decisione sostenendo che i produttori russi hanno una posizione dominante nel mercato, e che il divieto avrebbe comportato un danno per le aziende europee. Tuttavia, Humane World for Animals ha denunciato un cortocircuito tra la retorica di guerra e l’ipocrisia delle politiche economiche. L’associazione ha anche ricordato che oltre 1,5 milioni di persone hanno sottoscritto l’iniziativa dei Cittadini Europei Fur Free Europe, che chiede l’introduzione di un divieto a livello europeo dell’allevamento di animali per la produzione di pelliccia, nonché dell’importazione e della vendita di pellicce.
La decisione ha suscitato reazioni anche all’interno dell’Unione Europea, con l’ong che ha puntato il dito contro il governo italiano e greco, i principali acquirenti di pelli di zibellino provenienti dalla Russia. “In un momento in cui la Russia continua a condurre la guerra contro l’Ucraina, è inaccettabile che la Commissione abbia scelto di riaprire le porte a una delle esportazioni di lusso più esclusive della Russia”, ha affermato Swabe. L’ong ha anche sottolineato come l’UE abbia vietato l’importazione di carne bovina proveniente da allevamenti intensivi che distruggono le foreste del mondo, ma non l’importazione di pelli di quegli stessi allevamenti, un altro esempio di controsenso.
