Trump ha davvero messo in sicurezza il confine con il Messico? I numeri e la strategia di controllo
Trump ha trasformato la gestione del confine con il Messico in un controllo militarizzato. I numeri e le politiche di sicurezza del presidente.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ridotto drasticamente i flussi migratori lungo il confine con il Messico, trasformando la gestione della frontiera in un sistema di controllo militarizzato. Dopo anni di dibattiti e politiche contrastanti, il secondo mandato di Trump ha portato a un nuovo approccio alla sicurezza frontiera, con numeri record di fermi e una strategia che si basa su una combinazione di militarizzazione, collaborazione con il Messico e una legge fiscale che ha stanzialmente finanziato il rafforzamento del sistema di controllo. La questione del confine non è più solo un tema di immigrazione, ma un problema di sovranità nazionale e difesa territoriale.
Un controllo militarizzato della frontiera
La strategia di Trump si basa su una visione del confine come una frontiera da difendere, non solo come un punto di ingresso. Con l’approvazione della One Big Beautiful Bill nel luglio 2025, il presidente ha ottenuto circa 191 miliardi di dollari per il Dipartimento della Sicurezza Interna, con un terzo destinato alla protezione dei confini. Questi fondi hanno permesso di rafforzare l’enforcement migratorio, con un aumento significativo delle operazioni di pattugliamento e del numero di agenti impegnati lungo il confine con il Messico.
Un elemento chiave di questa strategia è la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale al confine con il Messico, che ha dato al presidente il potere di mobilitare riservisti e ampliare l’uso delle Forze armate. Solo nel primo anno del secondo mandato, oltre 20 mila militari di diversi corpi sono stati impiegati nella Joint Task Force–Southern Border, un’operazione che ha reso il controllo della frontiera più efficace e centralizzato.
La collaborazione con il Messico
La cooperazione con il Messico è diventata una componente essenziale della strategia di Trump. Anche se il presidente ha minacciato dazi durante il primo mandato, la collaborazione con il governo messicano ha permesso di esternalizzare parte del controllo della frontiera. Il programma Remain in Mexico, introdotto durante il primo mandato, ha visto il Messico assumere un ruolo chiave nel ritenere i migranti prima che raggiungessero gli Stati Uniti.
Nel 2024, il Messico ha intercettato oltre 1,2 milioni di irregolari, grazie a un aumento dei controlli e dei trasferimenti verso il sud del Paese. La nuova presidente, Claudia Sheinbaum, ha rafforzato ulteriormente questa collaborazione, accettando il ritorno in Messico di decine di migliaia di persone respinte dagli Stati Uniti. Questa strategia ha ridotto il carico sulla frontiera americana e ha permesso a Trump di presentare un risultato positivo in vista delle elezioni di Midterm. Nonostante i numeri di attraversamenti siano ai minimi storici, il presidente ha mantenuto lo stato di emergenza e la minaccia di invasione, entrambi a totale discrezione sua. Questo ha permesso a Trump di mantenere un controllo totale sulla gestione della frontiera, anche se la sua politica è stata contestata da organizzazioni per i diritti umani e da alcuni esperti legali.
