Papa Leone XIV condanna la cancellazione dei diritti palestinesi
Papa Leone XIV condanna la cancellazione dei diritti palestinesi e chiede la realizzazione di due stati.

Papa Leone XIV ha espresso un forte condanna per la cancellazione dei diritti palestinesi, definendo intollerabile la strategia di annientamento che ha portato alla creazione della “Grande Israele”. L’attuale situazione in Cisgiordania, dove bande di coloni terrorizzano beduini e palestinesi per cacciarli dalle loro terre, ha suscitato preoccupazione nella Santa Sede. L’attacco sistematico contro la popolazione civile palestinese, con violenze ripetute e distruzione di proprietà, ha spinto il Pontefice a chiedere con urgenza la realizzazione di due stati, per una pace giusta e duratura.
La posizione della Santa Sede
La Santa Sede ha ribadito la sua linea ultradecennale, portata avanti da Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, e ora da Leone XIV. Questa posizione, definita una “roccia”, rappresenta l’unico orizzonte politico per garantire giustizia e pace. L’Osservatore Romano ha sottolineato in modo inequivocabile che la soluzione dei due stati è la “linea immutabile” dei Papi e della Santa Sede. Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, ha ribadito che la soluzione politica più urgente da percorrere è proprio quella di due popoli e due stati.
La reazione internazionale
La posizione del Vaticano ha messo in difficoltà alcuni governi europei, tra cui l’Italia e la Germania, che hanno frenato le sanzioni contro Israele per la sua politica di cancellazione dei diritti palestinesi. L’Unione europea, in particolare, ha mostrato una certa ambiguità quando si tratta di mettere il governo israeliano di fronte al fatto che non tocca a Tel Aviv decidere se i palestinesi possano istituire finalmente il loro stato. La Santa Sede ha sottolineato che la soluzione dei due stati è un diritto naturale per il popolo palestinese, come ricordato da Giovanni Paolo II.
La condanna del Pontefice ha suscitato reazioni anche a livello internazionale, con l’ambasciata israeliana che ha protestato per le dichiarazioni del cardinale Parolin. Il papa Prevost ha chiarito che il cardinale aveva espresso esattamente il pensiero della Santa Sede. La posizione del Vaticano ha anche avuto conseguenze politiche, come la mancata partecipazione del governo israeliano ai funerali di Bergoglio, considerata una “punizione” per le posizioni del Pontefice.
La situazione in Cisgiordania
Da due anni, bande di coloni terrorizzano beduini e palestinesi in Cisgiordania, con attacchi sistematici ai villaggi e distruzione di proprietà. Gli assalti sono accompagnati da un sadismo che ha suscitato preoccupazione anche a livello internazionale. L’esercito israeliano, pur avendo il dovere di proteggere i cittadini, sembra a volte rimanere inerte, evacuando scomodi testimoni stranieri e permettendo a soldati di partecipare alle preghiere degli assedianti. La situazione è descritta come un “biennio nero” simile a quello che l’Italia conobbe negli anni Venti del secolo scorso. La Santa Sede ha definito questa strategia di annientamento intollerabile, con un’attenzione particolare alle violenze ripetute e alla distruzione di proprietà. La condanna del Pontefice ha trovato eco anche in ambienti internazionali, con l’ambasciatore americano in Israele che ha denunciato il terrorismo come una forma di violenza non solo fisica, ma anche psicologica. La situazione in Cisgiordania rappresenta un ulteriore aggravio per la regione mediorientale, con un’escalation di tensioni che sembra non conoscere sosta.
