I sistemi di AI avanzano in matematica, ma la diffidenza persiste
I sistemi di intelligenza artificiale fanno progressi in matematica, ma la diffidenza persiste tra i professionisti.

Da poco più di un anno, i sistemi di intelligenza artificiale hanno mostrato un notevole progresso nel campo della matematica, superando aspettative iniziali e mettendo in discussione alcuni presupposti tradizionali. Tuttavia, nonostante i risultati, persiste una diffidenza tra i professionisti, che sembra legata a una percezione di vicinanza al comportamento umano. Questo fenomeno, osservato da Massimo Ferri, professore all’Università di Bologna, ha suscitato dibattiti e riflessioni all’interno della comunità scientifica.
Un progresso inaspettato nel campo della matematica
Le capacità dei sistemi di AI, come ChatGPT, Gemini e Claude, si sono notevolmente sviluppate nel tempo. Tre anni fa, un test iniziale aveva rivelato limiti nell’uso di questi strumenti per la matematica, ma oggi le versioni più recenti offrono risposte sempre più precise e articolate. Un esempio concreto arriva dal 20 maggio 2026, quando un sistema di OpenAI ha trovato un controesempio a una congettura di Paul Erdős, un problema che aveva resistito per 80 anni. Questo risultato ha scosso la comunità scientifica, creando una sorta di crisi di identità tra i matematici. Un altro caso significativo è avvenuto il 19 luglio 2026, quando Levent Alpöge, matematico di Harvard, ha utilizzato il sistema Claude Fable 5 per affrontare la “congettura dello jacobiano”, un problema che resisteva da decenni. Il sistema ha fornito un controesempio, dimostrando la falsità della congettura in modo chiaro e verificabile. Questo risultato ha suscitato interesse, ma anche preoccupazione, poiché sembra sfidare i confini tradizionali tra umano e macchina.
La natura del lavoro del matematico in evoluzione
La diffidenza non riguarda solo i sistemi di AI, ma anche l’uso di strumenti di calcolo o grafica. Tuttavia, il dibattito si concentra su una questione più profonda: la vicinanza del comportamento dei sistemi AI a quello umano. Corrado De Concini, un noto collega, ha espresso l’idea che questi risultati mettano in discussione la natura del lavoro del matematico. Nonostante ciò, il ruolo del professionista non sembra essere minacciato, ma piuttosto trasformato.
La diffidenza sembra legata a una percezione di inquietante similitudine tra i sistemi AI e il comportamento umano. Un LLM non solo risponde, ma può anche fare scelte, aggiungere battute spiritose o mostrare iniziativa. Questo aspetto, sottolineato da Ferri, crea un senso di incertezza. Tuttavia, il progresso non sembra minare l’identità del professionista, ma piuttosto aprirgli nuove possibilità. Nonostante i progressi, la comunità scientifica continua a riflettere su come integrare questi strumenti nel lavoro quotidiano. La sfida non è solo tecnologica, ma anche culturale: come adattare le metodologie e le competenze per sfruttare al meglio il potenziale dei sistemi AI, senza perdere la capacità di pensiero critico e creativo.
La diffidenza persiste, ma non è legata al progresso tecnologico, ma a una percezione di vicinanza al comportamento umano. I sistemi di AI, pur essendo strumenti di calcolo, sembrano avvicinarsi a una forma di autonomia e iniziativa che suscita preoccupazione. Tuttavia, il loro utilizzo non sembra minare la professionalità, ma piuttosto ampliarla, permettendo di affrontare problemi che prima sarebbero stati inaccessibili.
