Tito Boeri: Inflazione pesa sui lavoratori, salario minimo legato all’inflazione

Tito Boeri critica l’impatto dell’inflazione sui lavoratori e chiede un salario minimo legato all’inflazione.

Economista Tito Boeri analizza l'impatto dell'inflazione sui lavoratori e chiede misure strutturali come un salario minimo legato all'inflazione
Economista Tito Boeri analizza l’impatto dell’inflazione sui lavoratori e chiede misure strutturali come un salario minimo legato all’inflazione

Il peso dell’inflazione sui lavoratori italiani è stato devastante, secondo l’economista Tito Boeri, che ha sottolineato come le fasce deboli continuino a perdere terreno. L’esperto ha avvertito che le misure di breve termine, come il taglio delle accise sui carburanti, non bastano a risolvere una situazione complessa, aggravata da un sistema contrattuale inefficiente e da un salario minimo non adeguato. L’Italia, in un contesto di inflazione persistente, finanze pubbliche sotto tensione e una curva demografica avversa, deve affrontare una sfida imponente per il governo di Giorgia Meloni, in vista della legge di Bilancio.

Salario minimo legato all’inflazione

Boeri ha sottolineato che l’unica via per mitigare l’impatto dell’inflazione sui salari è l’introduzione di un salario minimo indicizzato all’inflazione. «Gli stipendi sono troppo bassi e occorrono misure strutturali come un salario minimo», ha avvertito l’economista. L’idea è che un salario minimo adeguato possa aiutare a proteggere i lavoratori da un aumento del costo della vita, un tema cruciale in un momento in cui la popolazione si trova a dover affrontare un calo del potere d’acquisto. L’esperto ha anche ricordato che il sistema di contrattazione collettiva non ha saputo recuperare la fiammata di inflazione che si è verificata a partire dalla seconda metà del 2021.

Un’occasione persa per il rilancio strutturale

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) è stato visto da Boeri come un’occasione mancata per il rilancio strutturale del Paese. «Le discussioni si concentrano sulla fretta di spendere i fondi senza valutare la qualità della spesa o la sua reale necessità economica», ha commentato l’economista. L’Italia, pur disponendo di risorse europee, non ha sfruttato al meglio il Pnrr per orientare il Paese verso uno sviluppo sostenibile. «Le riforme essenziali rappresentano freni storici alla nostra crescita e incrementano a dismisura i costi del fare impresa in Italia», ha aggiunto Boeri.

Il dibattito sulla legge di Bilancio si preannuncia complesso, con un’attenzione particolare alle scelte del governo nel contrasto alla povertà. «L’unico intervento di politica economica di rilievo di questo esecutivo è stata l’abolizione del Reddito di cittadinanza», ha sottolineato l’economista. Tuttavia, Boeri ha espresso preoccupazione per il fatto che il lavoro non sempre permetta di uscire dalla povertà, con salari italiani spesso insufficienti a garantire un livello di vita dignitoso. «Il lavoro non sempre permette di uscire dalla povertà. Coi salari italiani spesso si lavora e si rimane poveri», ha ricordato.

La demografia rappresenta un altro fattore critico per l’Italia. «Abbiamo perso circa due milioni di residenti dai picchi storici e la forza lavoro si contrarrà del trenta per cento nei prossimi 25 anni», ha detto Boeri. Questo quadro sottopone a uno stress insostenibile le istituzioni preposte al benessere collettivo. Il sistema previdenziale, in particolare, risente del calo dei contribuenti e dell’aumento dei pensionati. «Il sistema sanitario affronta il carico di una popolazione anziana con un fabbisogno di cure maggiore a fronte di un restringimento della base fiscale», ha aggiunto l’economista.

Per rispondere a questa sfida, Boeri ha sottolineato l’importanza di un approccio realista e pragmatico. «Il contributo fiscale degli immigrati in Italia è a saldo positivo. Loro versano in tasse e contributi previdenziali più di quanto ricevano in servizi pubblici», ha spiegato. Tuttavia, l’integrazione degli immigrati rimane un problema profondo. «I flussi migratori avvengono in un quadro di costante irregolarità a causa di politiche irrealistiche promosse dalle istituzioni», ha sottolineato l’economista. L’Italia, a suo avviso, deve trovare canali di ingresso regolari per rendere i nuovi arrivati partecipi del benessere collettivo. Infine, Boeri ha espresso preoccupazione per il ritardo cronico delle imprese italiane nell’adozione dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. «L’Italia rappresenta un fanalino di coda nel panorama delle economie avanzate su questo fronte», ha detto. Le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo italiano, mostrano una diffidenza radicata verso l’innovazione. «I grandi colossi tecnologici statunitensi corrono, mentre il nostro tessuto aziendale esita», ha concluso l’economista. L’inerzia attuale penalizza la competitività delle nostre esportazioni e deprime la produttività del lavoro.