Solo il 5% delle microimprese italiane adotta l’intelligenza artificiale

Solo il 5% delle microimprese italiane utilizza l’intelligenza artificiale, con un incremento del 19% in fase di sperimentazione.

Microimprese italiane utilizzano l'intelligenza artificiale in modo limitato, con un interesse crescente per l'adozione
Microimprese italiane utilizzano l’intelligenza artificiale in modo limitato, con un interesse crescente per l’adozione

Adozione limitata dell’intelligenza artificiale

Solo il 5% delle microimprese italiane adotta l’intelligenza artificiale, in forma estensiva o limitata, come rilevato dall’indagine di Bankitalia del 2025. L’adozione è più diffusa nei settori dei servizi di informazione e comunicazione e delle attività professionali, scientifiche e tecniche. Il 19% delle imprese, invece, sta sperimentando l’IA o ne prevede l’adozione entro un anno. Questo dato sottolinea una diffidenza o una mancanza di conoscenze tecnologiche tra i titolari di microimprese, specialmente in settori diversi da quelli menzionati.

Alfabetizzazione finanziaria in miglioramento

L’indagine ha rilevato un miglioramento del 2% nei livelli medi di alfabetizzazione finanziaria rispetto al 2021. Le conoscenze sono state valutate attraverso otto domande su concetti come tasso di interesse, inflazione e relazione rischio-rendimento. Il punteggio medio di alfabetizzazione finanziaria è stato pari al 74% del punteggio massimo, con valori più elevati tra le microimprese con fatturato più alto e quelle che esportano. Non si evidenziano divari di genere, ma il 15% degli intervistati si colloca nella fascia più bassa nella comprensione dei concetti finanziari di base.

La protezione contro i rischi è una priorità per le microimprese, con le assicurazioni maggiormente sottoscritte che coprono il rischio di danni da danneggiamento o furto (63%), seguite da quelle di responsabilità civile (47%) e da quelle vita (39%). Il 28% si assicura contro i rischi climatici e il 21% contro quelli legati all’interruzione dell’attività. Le strategie di mitigazione sono adottate più frequentemente al Nord e dalle imprese agricole e della pesca (65%), mentre lo sono meno da quelle dei settori dell’informazione e comunicazione (31%) e delle attività professionali e scientifiche (27%). Oltre l’80% degli intervistati dichiara di prestare attenzione alle ricadute ambientali e sociali dei propri investimenti e alla sostenibilità dei propri fornitori.

Le coperture contro l’interruzione dell’attività e la responsabilità civile sono più diffuse tra i titolari giovani, mentre quelle contro furto, danneggiamento ed eventi climatici sono più comuni tra i microimprenditori più anziani. Circa la metà dei microimprenditori ha riflettuto sulla propria sicurezza economica dopo il pensionamento. Il 39% delle microimprese adotta misure per proteggersi dalle ricadute finanziarie degli eventi climatici, tra cui coperture assicurative, investimenti per la sicurezza aziendale e spostamento delle attività produttive in zone meno esposte. La propensione ad adottare almeno una di queste misure è più accentuata tra le donne imprenditrici (42%) e tra chi proviene da famiglie con tradizione imprenditoriale (54%), mentre è meno diffusa tra gli imprenditori meno istruiti (32%).

Le carte aziendali di debito, di credito e prepagate sono utilizzate rispettivamente dall’86%, dal 62% e dal 33% dei microimprenditori, e il 21% integra l’uso di carte con portafogli elettronici aziendali. Il 38% ricorre a prestiti o mutui, il 29% ad aperture di credito in conto corrente e il 23% agli anticipi su fatture. Il leasing e il factoring sono utilizzati rispettivamente dal 15% e dal 6% delle microimprese, mentre il credito commerciale è utilizzato dal 13%. Il ricorso ai prestiti è più frequente tra le microimprese più grandi e tra quelle guidate da titolari con genitori imprenditori.