Milano punta a diventare centro globale per la governance dell’intelligenza artificiale
Milano cerca di ospitare un’agenzia Onu per la governance globale dell’intelligenza artificiale, sfruttando il suo ecosistema tecnologico e la sua vocazione internazionale.

Una nuova iniziativa mira a trasformare Milano in un centro globale per la governance dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di ospitare un’agenzia ONU dedicata alla regolamentazione etica della tecnologia. L’idea è promossa dall’American Chamber of Commerce in Italy (AmCham), che ha presentato un Policy Paper intitolato “Milano e il futuro della governance globale dell’intelligenza artificiale”. L’obiettivo è preparare una candidatura italiana, costruendo le condizioni politiche, diplomatiche e organizzative necessarie quando il confronto internazionale entrerà in una fase decisionale.
Un ecosistema industriale già consolidato
Milano, già riconosciuta come capitale della moda e del design, potrebbe diventare anche il centro dell’innovazione responsabile. Secondo AmCham, la città può mettere in campo cinque elementi distintivi: forza economica, disponibilità di talenti, presenza di istituzioni, cultura umanistica e vocazione transatlantica. L’area milanese, infatti, concentra il 68% della potenza installata nei data center italiani, con previsti investimenti superiori ai 25 miliardi di euro per il triennio 2026-2028. Un hub internazionale potrebbe favorire l’arrivo di laboratori di ricerca, capitali e competenze, accompagnando lo sviluppo del settore dalla semplice disponibilità di capacità di calcolo verso le attività a maggiore valore aggiunto. Claudio Bassoli, presidente del Comitato AI di AmCham Italy e presidente e amministratore delegato di HPE Italia, ha sottolineato che “chi sta nella stanza in cui si scrivono gli standard partecipa alla costruzione del futuro”.
Un precedente di successo
La candidatura di Milano non sarebbe la prima sfida di questo tipo. Nel 2017, la città si candidò a ospitare l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, proponendo Palazzo Pirelli come sede. La candidatura italiana arrivò fino alla fase finale della selezione, ma Amsterdam prevalse attraverso il sorteggio. Tuttavia, questa competizione dimostrò la capacità del sistema milanese, lombardo e nazionale di costruire un dossier e una mobilitazione istituzionale per attirare un organismo internazionale di prestigio.
La roadmap della candidatura AmCham ha individuato cinque passaggi per trasformare la proposta in un vero progetto-Paese: una governance nazionale della candidatura, la preparazione di un dossier internazionale, una strategia diplomatica su più livelli, il rafforzamento del posizionamento globale di Milano e la costruzione di una coalizione tra Stati e istituzioni. L’obiettivo è evitare sia la frammentazione delle regole sia un’eccessiva concentrazione del potere tecnologico.
Un modello di mediazione tra innovazione e regole
La presenza dell’organismo potrebbe alimentare un circuito composto da investimenti in ricerca, formazione di nuovi talenti, crescita della domanda e nascita di startup. Stefano Lucchini, chairman di AmCham Italy, ha dichiarato che “ospitare in Italia la governance di una tecnologia sviluppata in larghissima parte negli Stati Uniti sarebbe la prova di un’alleanza viva”. Milano potrebbe diventare un terreno di confronto tra modelli tecnologici, regolatori e culturali differenti. Uljan Sharka, co-presidente del Comitato AI e fondatore di Domyn, ha sottolineato che la governance non dovrebbe servire a frenare la tecnologia, ma a orientarne l’utilizzo nell’interesse delle persone. La sfida sarà garantire responsabilità chiare per chi sviluppa, addestra e utilizza i sistemi di intelligenza artificiale, evitando un’eccessiva concentrazione del potere tecnologico.
