Siccità e mancanza di azioni strutturate: il governo non risponde alle emergenze

Il governo italiano non ha adottato misure strutturate contro la siccità, con Salvini che presiede una cabina di regia inattiva.

Un commissario per la siccità opera in modo precario, mentre il governo non adotta misure strutturate
Un commissario per la siccità opera in modo precario, mentre il governo non adotta misure strutturate

La siccità si fa sentire in Italia, con un’emergenza che non trova risposte strutturate e tempi adeguati. Il dossier, che dovrebbe essere prioritario, è affidato al ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che presiede una cabina di regia con poche sedute e misure spot. L’ultimo incontro si è tenuto a luglio, ma la precedente convocazione risaliva a novembre 2025, un anno prima. La mancanza di una strategia concreta e di interventi organizzati ha alimentato critiche e preoccupazioni, soprattutto in un contesto climatico estremo e con temperature costantemente sopra la media.

Un sistema in crisi e un governo inattivo

Il commissario per l’emergenza idrica, Fabio Ciciliano, è stato nominato a tempo determinato, dopo la gestione di Nicola Dell’Acqua, che ha lasciato l’incarico per passare alla guida dell’Arera. La transizione è stata frettolosa, creando un vuoto di potere. Ciciliano, inoltre, deve gestire più fronti: il dossier Caivano e la Protezione civile. Le misure adottate finora sono sparse e non risolvono il problema nel suo insieme. L’ultimo intervento significativo riguarda il riutilizzo delle acque reflue a Montesilvano e il riefficientamento della diga Pantano di Pignola, ma non basta a fronteggiare un disastro che costa decine di miliardi.

La siccità non è un problema casuale, ma una conseguenza del caldo tropicale e della mancanza di azioni strutturate.

Un governo che evita le responsabilità

La questione è prima di tutto di cultura politica. Il governo, secondo il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli, è negazionista e nemico del clima. In Europa, ha votato contro la legge sul ripristino della natura, dimenticando il disastro climatico che prosciuga i fiumi e danneggia l’agricoltura. Le perdite delle reti idriche colabrodo ammontano a 3,4 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, pari a 107mila litri al secondo, con un danno economico di 9 miliardi di euro l’anno. Un dramma che la destra affronta con un commissario part-time, commissariato da Salvini, che non ha il potere né la struttura per risolvere un problema che richiede una risposta di lungo periodo.

Le critiche arrivano anche da esponenti del Partito Democratico, come Alessia Morani, che ha sottolineato la mancanza di interventi concreti. «Sarebbe utile sapere quanti invasi hanno realizzato», ha scritto in un post sui social. La situazione non è ideale, ma la sfida è titanica e richiede una risposta strutturata e tempestiva.

Un sistema che non risponde alle emergenze

Il governo Meloni ha preferito concentrarsi su operazioni mediatiche e di propaganda, come l’immigrazione e la sicurezza, abbandonando la struttura commissariale contro la scarsità idrica al proprio destino. L’ultima proroga del commissario è prevista per il 15 settembre, dopo una proroga stabilita con un dpcm di fine giugno. La mancanza di una strategia concreta e di interventi strutturati ha alimentato preoccupazioni e critiche, soprattutto in un contesto in cui la siccità rappresenta un problema crescente e sempre più grave. Il dibattito si sposta verso la necessità di un movimento popolare per il clima, con l’ausilio di una politica che non si limiti a reazioni spot, ma si impegni a lungo termine per la gestione delle risorse idriche e la protezione dell’ambiente. La siccità non è un problema casuale, ma una conseguenza del caldo tropicale e della mancanza di azioni strutturate. Il governo, per ora, non risponde alle emergenze con la necessaria determinazione.