Ranucci si paragona a Moro, Falcone e Borsellino: “Uccisi per eccesso di chiarezza”
Sigfrido Ranucci si confronta con Moro, Falcone e Borsellino su Facebook, suscitando reazioni di protesta da parte di Fratelli d’Italia e Salvini.

Il conduttore di Report Sigfrido Ranucci ha pubblicato un post su Facebook il 12 agosto 2026, in cui si paragona a Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, definendosi “una voce che spaventa”. L’episodio ha suscitato reazioni forti da parte del centrodestra, che ha accusato Ranucci di un paragone “ignobile” e “blasfemo”. Il post, intitolato “La voce che spaventa”, è arrivato in un momento in cui l’inchiesta sull’attentato del 16 ottobre 2025, che ha portato all’arresto del faccendiere Valter Lavitola, ha acceso nuove tensioni. Ranucci, che ha sempre sostenuto Lavitola, ha cercato di spiegare il ruolo del suo amico nel caso, ma le sue dichiarazioni sono state interpretate come un’affermazione di posizione politica.
Un paragone che suscita polemiche
Ranucci ha scritto: “La storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza”. Il conduttore ha collegato la morte dei quattro personaggi storici alla capacità di comprendere e raccontare la verità, sottolineando che “muoiono tutti nello stesso identico modo, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte”. Queste parole, però, non sono passate inosservate. Fratelli d’Italia, attraverso la Commissione di Vigilanza Rai, ha espresso “ignorabilità” per il paragone, sottolineando che “non possiamo non giudicare ignobile che Ranucci si paragoni a chi davvero la mafia l’ha combattuta e che per sua mano ha trovato la morte”.
La reazione di Salvini e di Fratelli d’Italia è stata netta e diretta. Il leader della Lega Matteo Salvini ha definito il paragone “penoso” e ha chiesto che la Rai sospenda la collaborazione con Ranucci. “Ranucci che si paragona a Moro, Falcone e Borsellino? Non so se faccia più rabbia, pena o tristezza”, ha detto Salvini, aggiungendo che “alla luce degli inquietanti dettagli che stanno emergendo in queste ore, a partire dall’arresto del suo amico Lavitola, ritengo opportuno che il servizio pubblico, finanziato da tutti gli italiani, sospenda la collaborazione con chi è coinvolto in questa torbida vicenda”. La richiesta di sospensione è arrivata in un momento in cui l’inchiesta sull’attentato ha rivelato dettagli inquietanti sulle relazioni tra Ranucci e Lavitola.
Un dibattito su chiarezza e verità
La reazione di Salvini e di Fratelli d’Italia ha trovato supporto anche da parte di altri esponenti politici, tra cui il senatore Sandro Sisler, componente della Commissione Antimafia, che ha espresso preoccupazione per l’accostamento tra Ranucci e le vittime del terrorismo e della mafia. “Spero che con il suo post Ranucci non abbia voluto paragonarsi a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Piersanti Mattarella perché, vista la piega che stanno prendendo le indagini, l’accostamento risulterebbe quantomeno blasfemo”, ha affermato Sisler.

La situazione, tuttavia, non si limita alle dichiarazioni politiche. Il post di Ranucci ha anche suscitato dibattiti su come la verità venga raccontata e come i media possano influenzare il dibattito pubblico. Mentre il conduttore cerca di spiegare il ruolo di Lavitola, il dibattito si concentra su come le sue parole possano essere interpretate e come possano influenzare la sua carriera all’interno della Rai.
La tensione cresce tra media e politica. L’inchiesta sull’attentato ha rivelato dettagli inquietanti sulle relazioni tra Ranucci e Lavitola, con il faccendiere che ha ammesso di aver tentato di concordare un alibi per il giornalista. Queste informazioni hanno alimentato le critiche nei confronti del conduttore, che ha cercato di spiegare il ruolo di Lavitola, ma senza riuscire a placare le accuse di paragone improprio con figure storiche.
