La scuola italiana in crisi: precariato in aumento, tagli di bilancio e continuità educativa in pericolo

La scuola italiana soffre di tagli di bilancio, precariato in aumento e continuità educativa in pericolo.

Insegnanti precari e alunni fragili in difficoltà, scuola in crisi per mancanza di risorse
Insegnanti precari e alunni fragili in difficoltà, scuola in crisi per mancanza di risorse

La scuola italiana vive un momento di profonda instabilità, con tagli di bilancio che si moltiplicano, un precariato in aumento e una continuità educativa in pericolo, soprattutto per gli studenti più fragili. Dopo anni di politiche di austerità, il sistema educativo si trova a fronteggiare un quadro di crisi che ha reso sempre più difficile garantire un servizio di qualità. Secondo i dati del ministero, negli ultimi anni il numero di insegnanti precari è raddoppiato, con un docente su quattro che lavora con un contratto a termine. La Gilda degli Insegnanti, sindacato autonomo che rappresenta il personale della scuola, ha seguito il fenomeno da anni, evidenziando una situazione che si fa sempre più preoccupante.

Un sistema in crisi per mancanza di risorse

La mancanza di risorse finanziarie è il principale fattore che ha portato a questa situazione. Secondo i dati Istat ed Eurostat, nel 2023 l’Italia ha destinato all’istruzione il 3,9% del Pil, il terzo valore più basso dell’Unione Europea, davanti solo a Romania e Irlanda. La spesa per l’istruzione è inferiore alla media UE, con conseguenze dirette sul precariato e sull’edilizia scolastica. “Bisognerebbe lavorare per avere una spesa per l’istruzione almeno pari alla media della UE”, ha sottolineato Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti. L’obiettivo, per lui, è non solo risolvere il precariato, ma anche migliorare gli stipendi e l’edilizia scolastica.

La continuità educativa, soprattutto per gli studenti con disabilità, è un tema cruciale. Secondo Castellana, il numero di alunni con disabilità è cresciuto del 4,8% degli iscritti totali, ma il numero di cattedre stabili sul sostegno è rimasto invariato. “L’aumento di posti stabili sul sostegno è stato di appena 134 cattedre, risibile a fronte di un fabbisogno che secondo le stime di Castellana sarebbe di 180 mila”, ha spiegato. Il problema, però, non è solo quantitativo: la mancanza di continuità tra i docenti di sostegno ha un impatto diretto sulla vita degli studenti.

Tagli di bilancio e riforme che hanno danneggiato il sistema

La crisi non è solo il risultato di una politica di austerità, ma anche di riforme che hanno danneggiato il sistema scolastico. La riforma Gelmini, introdotta tra il 2008 e il 2011, ha tagliato circa otto miliardi di euro dal sistema scolastico, smantellando la formazione professionale e sostituendo il “modulo” con il maestro unico. Questo taglio è stato mascherato come una scelta di qualità, ma ha ridotto drasticamente le risorse disponibili. Inoltre, l’autonomia scolastica, introdotta alla fine degli anni Novanta, ha delegato il potere di controllo allo Stato centrale alle scuole, trasformandole in un “anarchia”. “Non ci sarà mai una scuola che in un open day dice: ‘iscrivetevi qui perché si studia sul serio'”, ha ironizzato Castellana.

La conseguenza è un sistema che ha smesso di pensarsi come pilastro dello Stato e ha iniziato a trattare il sistema scolastico come un costo. “La scuola dovrebbe anche essere impopolare, perché deve pensare al futuro dei ragazzi. Invece è diventata accondiscendente, accomodante: si è alzata sempre più l’asticella di quello su cui si transige, finché il potere educativo si è impoverito”, ha concluso Castellana.

Il fardello sulle spalle di chi – nel concreto – tiene in piedi tutto questo si fa sempre più pesante: “Un milione di studenti, un milione di insegnanti e il personale scolastico che lavora con dedizione. È affezionato a quel luogo, con dedizione. Ma il sistema non può reggersi soltanto sul loro attaccamento”, ha detto Castellana.