La matrioska della violenza di Stato: un viaggio tra decessi e abusi

Un libro svela una matrioska di decessi durante interventi delle forze dell’ordine in Italia.

La morte di Igor Squeo, avvenuta il 12 giugno 2022 durante un intervento di polizia a Milano, è solo una tessera di un puzzle più ampio. È parte di un’illimitata matrioska di decessi che si sono verificati negli ultimi anni durante operazioni delle forze dell’ordine in Italia. La domanda che continua a tormentare Franca Pisano, madre di Igor, è semplice ma terribile: si poteva evitare che succedesse? Questo interrogativo ha guidato la scrittura del libro Sorvegliare, punire, odiare di Luigi Mastrodonato, che si muove tra non-fiction e ricostruzione storica, cercando le radici di una violenza sistemica che ha segnato il paese.

Un viaggio tra passato e presente

Il libro si apre con la storia di Igor Squeo, ma si estende a una serie di decessi avvenuti in contesti simili. Dalla fine degli anni Novanta, l’ONU e altre istituzioni internazionali hanno chiesto a Italia di creare un database per registrare i decessi durante interventi delle forze dell’ordine. Tuttavia, tale iniziativa non si è mai concretizzata. Dall’anno 2000 a oggi, sono stati registrati circa ottanta decessi, ma si tratta solo della punta dell’iceberg. Molti episodi restano inesplorati, perché non sempre le famiglie si sentono in grado di denunciare o fare rumore.

Le radici di una violenza strutturale

Per comprendere se i decessi di Igor Squeo e di altri simili si potevano evitare, Mastrodonato ha riavvolto il nastro della storia fino agli anni Sessanta, quando si stavano sviluppando le prime lotte per la democratizzazione della polizia. L’obiettivo era trasformare un corpo di polizia militarizzato in un’istituzione al servizio dei cittadini. Tra i protagonisti di questa lotta c’è stato il poliziotto Orlando Botti, che ha raccontato di servizi d’ordine fuori dalle università e nelle piazze, per reprimere il movimento operaio e studentesco. Con il passare degli anni, si sono sviluppate mobilitazioni riformiste, che hanno portato alla riforma del 1981.

Ma questa riforma ha deluso le aspettative. Il sistema rimase pressoché intatto, con un’organizzazione che non si adattò alle nuove esigenze. Il commissariato Mecenate, coinvolto nella morte di Igor Squeo, è lo stesso che undici anni prima aveva partecipato a un intervento violento che causò la morte di Michele Ferrulli. Questo filo che lega i decessi di Squeo e Ferrulli si estende a episodi più recenti, come l’omicidio di Abderrahim Mansouri nel 2026, avvenuto durante un intervento dell’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino.

Secondo l’ex poliziotto Orlando Botti, il presente è fatto di decreti sicurezza, scudi penali e messa in discussione del reato di tortura. Questi strumenti, a suo avviso, si intendono utilizzare per garantire l’ordine, anche se ciò significa trascurare il buon senso. La caparbietà di famiglie come quella di Franca Pisano, che non si arrende nel cercare la verità e la giustizia, è l’unico antidoto a questa situazione. Lasciati soli dalla politica, i familiari possono contare solo sulle proprie forze e su poche realtà della società civile che si sono prese a cuore il tema degli abusi di stato.

La storia di Igor Squeo non è solo un episodio isolato. È parte di una traiettoria che ha visto la “macelleria messicana” del 2001, una cultura di depistaggi sempre più forte e una nuova militarizzazione latente. Questi elementi hanno contribuito a una strage silente che ha segnato il nuovo secolo, da Federico Aldrovandi a Stefano Cucchi, da Riccardo Magherini a Igor Squeo. La ricostruzione della vicenda di Igor Squeo diventa l’occasione per individuare pattern di violenza e depistaggi che si ritrovano in molti altri decessi. E per rivelare una natura sistemica del problema in Italia, ben lontana dalla dialettica ipocrita delle poche mele marce.

  • La morte di Igor Squeo ha dato inizio a una battaglia per la verità e la giustizia.
  • Il libro di Luigi Mastrodonato esplora la violenza di Stato attraverso una matrioska di decessi.
  • La riforma del 1981 non ha portato il cambiamento sperato.