La scuola italiana non è invasa dagli alunni stranieri, ma siamo in crisi
La scuola italiana non è invasa dagli alunni stranieri, ma siamo in crisi. Dati e realtà contrastanti.

La scuola italiana non è invasa dagli alunni stranieri
La scuola italiana non è invasa dagli alunni stranieri, ma siamo in crisi. Questo è il messaggio chiave dell’editorialista Anna Granata, che risponde all’articolo di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera. Secondo Granata, la rappresentazione della scuola italiana che emerge da tali dibattiti è profondamente distante dalla realtà, tanto sul piano dei dati statistici quanto alla luce delle evidenze offerte dalla ricerca sociologica e pedagogica in ambito scolastico.
Non esiste alcuna invasione di alunni stranieri, purtroppo. Gli alunni con cittadinanza non italiana rappresentano l’11,6% della popolazione scolastica, con le cittadinanze più numerose quelle romena e albanese, paesi a maggioranza cristiano-ortodossa. Due su tre studenti con cittadinanza straniera sono nati in Italia ma restano stranieri per il permanere di una legge desueta sulla cittadinanza. La presenza di questi alunni è distribuita in modo disomogeneo, con percentuali superiori in alcuni contesti urbani e dinamiche persistenti di segregazione scolastica incentivate dal recente decreto ministeriale (Scuola e Sport, n. 71/2024), che di fatto favorisce la concentrazione degli alunni neoarrivati nelle stesse classi.
La scuola è una palestra di cittadinanza
La scuola è una palestra di cittadinanza, dove alunni e alunne apprendono, insieme ai saperi, un principio democratico fondamentale: vivere insieme tra diversi è possibile, anche quando si proviene da famiglie con storie, lingue, condizioni socio-economiche, fedi religiose diverse. Un’esperienza che non si genera spontaneamente dal semplice convivere sugli stessi banchi, ma che è l’esito del delicato e complesso lavoro dei nostri insegnanti, veri e propri garanti della democrazia nel nostro Paese.
Non si può parlare di deculturazione, ma di acculturazione. Il processo di acculturazione avviene per via pratica attraverso un curriculum di studi (temi, saperi, programmi) e un curriculum nascosto (azioni degli insegnanti, vita in classe, scambi tra pari). La nostra scuola è una palestra di cittadinanza che prende vita quotidianamente, nonostante le fatiche di un sistema sottofinanziato e appesantito da vincoli burocratici e attacchi talvolta espliciti all’autonomia scolastica.
La crisi della scuola va affrontata con dati e realismo
La crisi della scuola va affrontata con dati e realismo, non con accuse e stereotipi. Il vero allarme in Italia è un altro: negli ultimi dieci anni sono scomparse circa 3.000 scuole e molte altre rischiano di chiudere a causa del forte calo delle nascite di bambini autoctoni e stranieri. Non c’è alcuna invasione, ma un crescente e preoccupante spopolamento. La Costituzione parla chiaro: la scuola è «aperta a tutti», traduzione operativa del principio di uguaglianza dell’articolo 3. È a scuola che alunni e alunne apprendono, insieme ai saperi, un principio democratico fondamentale: vivere insieme tra diversi è possibile, anche quando si proviene da famiglie con storie, lingue, condizioni socio-economiche, fedi religiose diverse.
La scuola non è un bersaglio, ma un sistema in crisi
La scuola non è un bersaglio, ma un sistema in crisi. Affermare, come fa Galli della Loggia, che gli insegnanti sono «totalmente impreparati» per gestire classi plurali è l’ennesimo e indegno attacco alla loro professionalità. Nessuno oserebbe parlare così della categoria dei medici e degli ingegneri, con gli (o le) insegnanti invece sembra tutto possibile. I valori democratici non si ereditano, si coltivano. Nel tempo storico drammatico che stiamo vivendo, i valori comuni sono sempre più fragili, su questo concordo con Galli della Loggia. Ma dobbiamo intenderci su quali siano effettivamente questi valori. La Costituzione parla chiaro anche su questo: rispetto delle diversità, tutela dei più fragili, emancipazione sociale, parità di genere, libertà religiosa. Si tratta di valori che, per restare vivi, hanno bisogno di essere praticati e condivisi, insieme alle nuove generazioni.
