Sánchez accusa Russia e Israele di disinformazione su crisi migratoria a Ceuta
Sánchez chiede solidarietà europea per crisi migratoria a Ceuta, accusa Russia e Israele di fake news

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Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha chiesto la solidarietà europea per affrontare la crisi migratoria che ha colpito Ceuta, accusando Russia e Israele di aver diffuso fake news che hanno alimentato la situazione. L’episodio, avvenuto a luglio 2026, ha visto migliaia di persone attraversare il confine tra il Marocco e l’exclave spagnola, trasformandola in un epicentro di tensioni senza precedenti. Sánchez ha anche annunciato la visita del re Filippo VI a Ceuta, un impegno non gradito da Rabat, che ha espresso preoccupazione per la mancanza di collaborazione.
Disinformazione come fattore scatenante
Sánchez ha sottolineato come la crisi sia stata innescata da campagne di disinformazione, in particolare da reti russe e israeliane, che hanno diffuso false notizie sui social media. Si riferiva a una fake news secondo cui chi fosse riuscito a entrare a nuoto a Ceuta non sarebbe stato respinto alla frontiera, una informazione che ha riscosso ampie condivisioni e ha alimentato l’afflusso di migranti. Il premier ha precisato che questa menzogna è derivata da una interpretazione distorta di una sentenza del Tribunale Supremo, rilanciata attraverso false notizie e amplificata da organizzazioni criminali.
Secondo il quadro politico-accusatorio delineato da Sánchez, il Marocco non è direttamente responsabile della crisi, ma non si sa per quale motivo. Il premier potrebbe non avere prove sufficienti per definire le responsabilità o potrebbe temere la reazione del Paese nordafricano. Tuttavia, Sánchez ha insistito sulla sua tesi, indicando come la disinformazione sia un nuovo fronte da affrontare. Ha anche allargato l’invettiva, chiamando in causa l’internazionale dell’ultradestra, che utilizza la migrazione per attaccare la Spagna e l’Europa, cercando di dividerla.
Un appello alla solidarietà europea
Sánchez ha chiesto una solidarietà europea per affrontare le sfide delle frontiere difficili, non importa che si tratti di Lampedusa, le Isole Canarie o Ceuta. «Perché nel caso della Spagna non c’è stata la solidarietà dei Paesi UE? Perché abbiamo un governo di coalizione progressista? O perché abbiamo una posizione rispetto a Gaza», si è chiesto. La crisi di Ceuta ha scoperchiato il vaso di Pandora della politica internazionale, coinvolgendo relazioni tra Marocco e Spagna, Gaza e Iran. Per affrontare l’emergenza, i 500 posti disponibili nei centri di accoglienza sono stati portati a 3.300 e, grazie all’accordo raggiunto con la città autonoma, saliranno a 6 mila. Proseguono intanto i ritorni volontari verso il Marocco: fino al 10 agosto erano rientrate 3.222 persone. La sfida è ora identificarli, effettuare i triage e valutare i rimpatri o le richieste di asilo.
Secondo i dati forniti, in quelle due giornate circa 70 mila persone sono entrate a Ceuta e nove su dieci sono tornate in Marocco. Nell’exclave ne resterebbero oggi circa 5 mila, tra cui 1.500 minorenni. Sánchez ha affidato la sua denuncia a un’intervista a Cadena Ser, la principale emittente radiofonica privata spagnola, condotta dal giornalista Aimar Bretos, una delle voci di punta del canale al quale, oltre alle accuse, ha anche consegnato una grande richiesta di solidarietà europea.
