Profanazione tomba Pamela Genini: sindaco di Strozza smentisce intervento pompe funebri
Profanazione tomba Pamela Genini: sindaco di Strozza smentisce intervento pompe funebri

La profanazione della tomba di Pamela Genini ha suscitato dibattiti tra le autorità locali e le pompe funebri che avevano gestito il funerale della ragazza. Il sindaco di Strozza ha smentito la versione fornita dalle pompe funebri riguardo all’intervento effettuato il 27 ottobre 2025, quando furono trovate due fessure nella sigillatura del loculo. Secondo gli investigatori, il loculo non poteva essere aperto prima di quel giorno, ma il sindaco ha sottolineato che, dopo la chiusura della tomba, non è mai stato richiesto un intervento. La situazione è ulteriormente complessa per Francesco Dolci, l’unico indagato per la profanazione, che la difesa cerca di retrodatare per rafforzare i suoi alibi.
Intervento delle pompe funebri e fessure nella tomba
Secondo le dichiarazioni dei due addetti delle pompe funebri, il 27 ottobre 2025, hanno notato due fessure tra il tappo in cemento e il profilo del loculo. Hanno quindi avvisato il sindaco di Strozza, che era presente al cimitero. I due hanno spiegato che, in quel momento, hanno provveduto a chiudere le fessure utilizzando la schiuma di poliuretano espanso, fornita dal magazzino del cimitero, e a inserire un pannello di plastica. Tuttavia, il sindaco ha smentito questa ricostruzione, affermando che non è mai stato richiesto un intervento dopo la chiusura della tomba.
Il sindaco ha sottolineato che non è mai stato richiesto un intervento dopo la chiusura della tomba. La difesa di Francesco Dolci sostiene che la tomba potrebbe essere stata manomessa prima del 27 ottobre 2025, il che potrebbe alleggerire la sua posizione. Questo perché, nel periodo successivo, i suoi alibi sarebbero più solidi. Gli inquirenti, invece, ritengono che la profanazione sia avvenuta dopo quel giorno. Il 23 marzo 2026, quando la profanazione è stata scoperta, la tomba era chiusa con del silicone, diversamente da quanto era stato fatto in precedenza.
Le dichiarazioni delle pompe funebri e la versione ufficiale
Le pompe funebri avevano incaricato di sistemare il coperchio provvisorio della bara, che si muoveva. In quell’occasione, i due addetti hanno visto che la tomba era sigillata con la schiuma in poliuretano espanso, utilizzata per questi lavori. Tuttavia, il sindaco ha smentito questa ricostruzione, affermando che non è mai stato richiesto un intervento dopo la chiusura della tomba. La situazione rimane in sospeso, con le indagini che cercano di chiarire se l’intervento sia avvenuto prima o dopo il 27 ottobre 2025, e se possa influire sulla posizione di Francesco Dolci.
La difesa di Dolci cerca di retrodatare la profanazione per rafforzare i suoi alibi. Un’immagine satellitare del cimitero di Strozza, risalente al 25 ottobre 2025, ha rivelato un artefatto bianco vicino al loculo di Genini, che potrebbe essere la bara estratta. Tuttavia, questa teoria non spiega perché la tomba fosse sigillata con del silicone a marzo. Il sindaco di Strozza ha ribadito che non ha fornito schiume e non è mai tornato al cimitero, sottolineando che l’intervento, se effettuato, sarebbe stato abusivo.
